Il Tirreno

il commento

Siano tutelati prima di tutto gli elbani

Guido Fiorini
Un traghetto della Toremar nel canale di Piombino (foto Paolo Barlettani)
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Un traghetto della Toremar nel canale di Piombino (foto Paolo Barlettani)

Tre anni per una sentenza, un tempo enorme che crea problemi a chi perde, ma anche a chi vince

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Tar in primo grado e Consiglio di Stato in appello dovrebbero essere strumenti snelli, capaci di dare risposte veloci a cittadini e aziende che ritengono i propri interessi legittimi lesi da atti della pubblica amministrazione.

Da tempo, anche per una mole di ricorsi presentata che fa pensare che talvolta si ricorra non tanto per avere giustizia, quanto nel tentativo di danneggiare almeno con una sospensiva il concorrente, i giudici amministrativi sono sepolti da migliaia di faldoni. Soprattutto il Consiglio di Stato è diventato un collo di bottiglia non più tollerabile.

E quando le sentenze arrivano dopo anni, spesso perdono gran parte della loro efficacia, tanto da colpire certamente chi perde, ma talvolta anche da danneggiare chi vince. Quando in gioco ci sono investimenti milionari, aziende che rischiano, centinaia di dipendenti, servizi essenziali ai cittadini, il tavolo non può saltare dopo tre anni abbondanti.

Senza entrare nel merito della decisione del Consiglio di Stato su Toremar, quello che non è accettabile è che si rimetta in discussione tutto quando da tre estati, la quarta è ormai dietro l’angolo, i collegamenti fra la costa e l’Isola d’Elba sono gestiti da due società legate fra loro, perché fanno capo allo stesso proprietario. Società che hanno investito nell’efficienza e nella sicurezza della flotta e assunto dipendenti per dare un servizio migliore.

E da altre due che hanno potuto iniziare a navigare nel canale proprio in conseguenza della prima assegnazione che adesso è stata annullata.

La palla adesso passa nelle mani della Regione che, oltre tre anni fa, istruì la gara per il passaggio di Toremar ai privati. Non sarà una decisione facile per i dirigenti fiorentini, anche se la sentenza parla chiaro. In primo luogo ci sarà da verificare se Toscana di Navigazione, associazione d’imprese che nacque “ad hoc” al momento della gara, abbia ancora interesse per l’investimento a distanza di così tanto tempo e in condizioni economiche mutate. I tre anni della sentenza hanno danneggiato anche loro.

Ma quello che conta è che in primo luogo siano tutelati gli interessi degli elbani e degli altri residenti nelle isole dell’arcipelago: che sia garantita la continuità territoriale. Perché se è facile e conveniente collegare Piombino all’isola in estate, quando il mare è piatto e i turisti riempiono le pance dei traghetti, è certamente più difficile e assai meno conveniente farlo in inverno, quando le onde aumentano i consumi e spesso a bordo le presenze si contano sulle dita di una mano.

Proprio di questo l’Elba, così come il Giglio e le altre isole minori, hanno bisogno: di un ponte quotidiano con la terraferma anche in inverno, di navi che non ballino quando il libeccio soffia impetuoso, di orari diluiti dall’alba alla notte. Questo chiedono: essere un po’ meno isolati sulle loro isole.

@guifiorini

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