Toscana
La guerra e la storia dei bambini ebrei fino ai giorni nostri
PIOMBINO. È uscito il libro “Dalla casa nel bosto al grande mondo. Storie di bambini ebrei tra la Toscana ed Israele” (nella foto la copertina) di Silvia Trovato e Tiziano Arrigoni, casa editrice La...
PIOMBINO. È uscito il libro “Dalla casa nel bosto al grande mondo. Storie di bambini ebrei tra la Toscana ed Israele” (nella foto la copertina) di Silvia Trovato e Tiziano Arrigoni, casa editrice La Bancarella (prezzo 12 euro).
Questo libro è un’indagine storica e un’inchiesta giornalistica sopra uno dei fatti storici che riguarda il nostro territorio unendo il passato, con il presente e il futuro. Le storie che troverete in questo libro sono quelle dei bambini ebrei dell’ex orfanotrofio israelitico di Livorno che nel 1944 sopravvissero ai bombardamenti della stazione di Vada, dove furono soccorsi dalle famiglie del paese. A partire dalla ricostruzione di questo evento molto conosciuto grazie alla prova di solidarietà mostrata dagli abitanti di Vada e dal prete partigiano Don Vellutini, gli autori Tiziano Arrigoni e Silvia Trovato, si sono chiesti cosa fosse successo a questi bambini in più di Settant'anni.
Cosa successe nelle loro vite? Dove andarono?
Che ricordi avranno mantenuto di quella storia, degli abitanti di Vada? Come avranno vissuto il dopoguerra? È così che Tiziano Arrigoni, docente di storia, Silvia Trovato, giornalista, hanno iniziato un viaggio straordinario che li ha portati da Vada a Israele, da Livorno a Smirne, da Sassetta a Trieste. Un paziente lavoro di ricerca, segnalazioni e improvvise intuizioni ha condotto gli autori all'incontro con “i bambini di Vada” ancora vivi o con i loro figli e nipoti, cominciando un viaggio nel tempo in cui la storia personale si unisce a quella collettiva. Ugo e Luciana Bassano, Sigfrido Libson, Beniamino Gabbai, Laura Gerstenfeld sono i bambini ebrei di cui leggeremo la storia, scoprendo la loro vita prima e dopo l'orfanotrofio, scoprendo cosa ha significato per loro essere italiani di religione ebraica oppure lasciare l'Italia e andare in Israele a creare una nuova vita. È un libro in cui troverete un negozio di un cappellaio un tempo molto famoso a Livorno, come la storia dei Kibbutz comunitari; leggerete di soldati Hawaiani a Sassetta e dei ricordi del “cuscussù” nei giorni di festa. I testimoni rintracciati dagli autori ramificano le loro storie dal nostro territorio al resto del mondo, ed è questo che rende l'intreccio storico e narrativo molto intenso; il libro ricostruisce storicamente e nei dettagli gli eventi, utilizzando anche la narrazione, grazie a tutto il materiale raccolto direttamente attraverso le interviste. È un libro che parla “bagitto”, antico linguaggio utilizzato dalla comunità ebraica di Livorno, presente ancora oggi in parole gergali di uso quotidiano, come ad esempio “sciagattare”. Dentro il bagitto ci sono tutte le lingue che si parlavano a Livorno unendo portoghese, spagnolo, italiano, yiddish; proprio per questo senso del viaggio, dell'intreccio delle storie, delle lingue e dei ricordi, questo libro ha anima “bàgita”
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