Il Tirreno

“Il migliore dei mondi”, Pocci fa centro

di Paolo Federighi

L’artista venturinese produce un singolo e un video, stasera il concerto al The Cage a Livorno

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VAL DI CORNIA. I suoi primi quarant'anni li festeggia con la chitarra tra le mani. Tra le mani, ora, ha anche un singolo prodotto dall'etichetta Vrec (tra cui Enrico Erriquez Greppi della Bandabardò) e un concerto allo storico “The Cage” di Livorno, con Alessandro Finaz Finazzo e lo stesso Erriquez, per la presentazione del singolo e del relativo video “Il migliore dei mondi”, in programma oggi.

Quella di Fabrizio Pocci è una strana storia.

Venturinese, 40 anni, Pocci fa l'odontotecnico. Vive da anni a Grosseto con la sua compagna e suo figlio. Tempo fa, Fabrizio ci raccontò che la sua passione per la musica non sarebbe mai diventata un lavoro. Oggi, con la sua band “Fabrizio Pocci e il Laboratorio” - composta da Marco Franci (chitarra elettrica, lap steel, mandolino), Alessandro Ferri (basso e contrabbasso elettrico), Alessandro De Maio (tastiere, synth, melodica) e Matteo Marchi (batteria) - un Ep che uscirà fra poco e un disco probabilmente a settembre, Fabrizio non si spaventa davanti alla possibilità che la sua vita possa cambiare.

«Chi può dirlo se cambierà? Se dovesse diventare un lavoro, sarebbe un lavoro, un passatempo e una passione». Erriquez lo ascoltò tempo fa in teatro a Campiglia e ne rimase colpito. «Il mio rapporto con Enrico è datato - dice il musicista venturinese - . Ho già avuto il piacere di averlo come partner con il mio primo gruppo tanti anni fa. Per quanto riguarda questo progetto, lo invitai in teatro a Campiglia dove presentammo il nostro lavoro. Ne rimase piacevolmente colpito. Da lì iniziammo a parlare di produzione. Mi ha portato nel suo studio romano Terminal 2, dove come socio e fonico ha Gianluca Vaccaro, artefice di vari lavori di De Gregori, Carmen Consoli, del trio Gazzè, Fabi e Silvestri. Lì abbiamo dato un suono e un senso al progetto, ed è venuto fuori un Ep di cinque brani diversi tra loro e che danno un'idea di come sarà il disco».

L'Ep uscirà in primavera, mentre il disco, quasi pronto, uscirà probabilmente a settembre. I pezzi sono stati già registrati, si tratta di mixare e assemblare. Che di talento Fabrizio ne avesse, ce ne eravamo accorti con i “Chameleons”, band venturinese di qualche anno or sono. Testi profondi e diretti, ottima musica.

«Lo stile di questo lavoro - spiega Pocci - credo sia simile a quello dei Chameleons. Certo, da allora sono cambiato così come cambiano tutti con il passare degli anni. In questo progetto scrivo tutto io, quindi ho la possibilità di dire qualsiasi cosa, e di conseguenza si può ascoltare brani diversi sia dal punto di vista della scrittura che del genere e dell'arrangiamento. I temi sono quelli di una vita. C'è l'illusione e la disillusione di un uomo di mezza età, le speranze da trovare con la nascita di un figlio subito dopo la morte di un padre, la vita intesa come il susseguirsi delle stagioni, con la ricerca delle positività delle stagioni apparentemente più tristi come l'autunno e l'inverno. “E ci sei tu” è una dichiarazione d'amore a qualsiasi cosa, persona o animale che in un momento di debolezza ci dà la forza di andare avanti».

La vita. Quella vita che lo vedeva, giovanissimo, frequentare la sua Venturina e i dintorni. Già: Venturina e la musica. Un fuoco sempre acceso. «Venturina la frequento poco, ormai - dice Fabrizio -. Ma i miei musicisti sono quasi tutti del posto. Non solo Venturina, ma tutto il territorio è fertile. Il problema è che si fa poco per tirar fuori quanto c'è di buono. Una forza bellissima che, se sfruttata nel giusto modo, potrebbe portare bellezza, divertimento e addirittura posti di lavoro. Ci sono fior di musicisti e gruppi. Devo dire, però - continua - che qualcosa si muove grazie a luoghi bellissimi dove si fa musica dal vivo, tra l'altro gestiti da venturinesi».

Sacrifici reali che non pesano mai, se è per suonare. «Il tempo per la musica - dice - purtroppo lo si toglie a tutto il resto: famiglia, lavoro, amici. Ma non puoi fare diversamente. È come se ti scappasse forte la pipì e dovessi per forza andare. A volte vado io, a volte vengono gli altri membri del gruppo da me a Grosseto. Ultimamente ci troviamo a Massa Marittima. Ma non è certo la distanza in termini chilometrici il problema. Chi suona, sa a cosa va incontro, sa cosa deve fare e non sa come andrà a finire».

Spunta, dalla palla di cristallo, una foto del futuro: Pocci e una chitarra. E intorno? «Non importa - conclude -. Se nella foto sorrido, vuol dire che va tutto bene».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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