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Sì, avete capito bene: ora c’è un nuovo tipo di diabete, il terzo. Dopo quello tipo 1 giovanile (15 mila casi in Toscana), quello 2 dell’adulto o alimentare (250 mila nella nostra regione), ne è stato identificato un altro nei soggetti obesi di tipo 2. L’importante scoperta è emersa da uno studio clinico italiano, promosso dalla Società Italiana di Diabetologia, presieduta da Enzo Bonora e pubblicato su Diabetes Care. Lo stato d’obesità puo’ infatti creare un’infiammazione delle cellule del pancreas che producono insulina, distruggendole.

Questo spiega il rapporto che esiste fra l’aumento dei casi d’obesità e lo stato diabetico. Il primo tipo si cura con l’insulina fin da subito, il secondo con i farmaci per bocca e, nel tempo valutando la situazione caso per caso, si puo’ ricorrere al supporto insulinico. Il terzo, chiamato NIRAD, è invece simile a quello giovanile, ma si verifica negli adulti che siano obesi. Sono trattati per molti anni con compresse e all’insulina giungono molto più lentamente.

La chiave di lettura di questa scoperta scientifica è la presenza, nel tipo 3, di un autoanticorpo ovvero una proteina particolare prodotta dall’organismo dell’adulto obeso contro le proprie cellule beta del pancreas. Inoltre questi pazienti presentano una più ampia circonferenza del punto vita, più elevati valori di acido urico e di colesterolo totale nel sangue e mostrano al contempo una più lenta progressione verso il trattamento con insulina, rispetto ai soggetti portatori di altri tipi di auotoanticorpi, dimostrandosi quindi a confronto meno aggressivi.

Gian Ugo Berti

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