Il Tirreno

Cevital-sindacati, s’inizia a trattare sull’occupazione

di Cristiano Lozito

Fim, Fiom e Uilm chiederanno di vedere il piano industriale Cornier (ex Magona) possibile amministratore delegato

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PIOMBINO. Via oggi al primo confronto ufficiale tra Cevital e sindacati. Dopo l’approccio iniziale, e gli incontri preliminari all’acquisto segnati da una parte dalla voglia del gruppo algerino di concludere l’affare e di avviare un rapporto positivo con i sindacati, dall’altra di favorire un accordo che all’ultimo tuffo salvava quasi tutti i posti di lavoro, ora si fa sul serio.

Perché, passata la luna di miele, è arrivato il momento di affrontare le numerose questioni che costituiscono il complicato puzzle Cevital, composto da un’acciaieria da ricostruire (e in parte da spostare) quasi per intero in tempi record fissati dalla proprietà (18 mesi per il primo forno elettrico, 24 mesi per il secondo), dalla creazione del polo logistico portuale, dalla bonifica della vecchia acciaieria per la realizzazione dell’impianto agroindustriale.

La base di partenza è quella del piano industriale, che Cevital ha più volte sostenuto di aver pronto, ma che nessuno ha ancora potuto vedere. Questo dunque chiederà intanto il sindacato, perché l’esame del piano (a cui tra l’altro sono legati i progetti per le bonifiche finanziati con 50 milioni dal ministero dell’Ambiente) consentirà di mettere fuoco con maggiore chiarezza tempi e modi degli interventi.

C’è poi da affrontare la questione dei 300 lavoratori che mancano rispetto al numero totale dei dipendenti ex Lucchini e Lucchini Servizi: nell’accordo infatti di parla di riassunzione per 1860 persone. E per le altre? Il sindacato ha sempre sostenuto che Cevital aveva dato assicurazioni per tutti e che quindi una soluzione alla fine si sarebbe trovata. Si dice che i 300 circa che resterebbero fuori rimarrebbero in carico alla procedura fallimentare per un certo tempo, e che comunque per molti di loro ci sarebbe il modo per arrivare (nel 2017, e quindi usufruendo degli ammortizzatori sociali) alla pensione. Ma è ovvio che un conto è arrivarci lavorando, o con i contratti di solidarietà, un altro con la semplice cassa integrazione. Per questo Fim, Fiom e Uilm chiederanno garanzie, rispetto ad esempio alle future assunzioni nella logistica e nell’agroindustriale.

Intanto, mentre lunedì prossimo ripartirà il Tpp, i sindacati intendono chiarire come verrà composta la forza lavoro (nomi e cognomi) che costituirà il primo gruppo degli ex dipendenti Lucchini reimpiegati nei laminatoi, secondo le attese a partire dal primo marzo.

C’è infine un altro tema su cui occorre una decisione in tempi rapidi da parte della nuova proprietà. Se nelle fasi preliminari all’accordo Cevital ha sempre sostenuto di voler confermare il management, certo ora si attende che il presidente Issad Rebrab inizi a indicare materialmente le persone che avranno ruoli chiave nello sviluppo della gestione complessiva del progetto Cevital per Piombino. Ancora non si è capito chi del gruppo algerino seguirà direttamente le aziende piombinesi. Però intanto tra i nomi che circolano per ricoprire il ruolo di amministratore delegato spicca quello di Cristophe Cornier: un uomo che ben conosce la realtà industriale piombinese, avendo ricoperto il ruolo di presidente della Magona a cavallo tra gli anni Novanta e gli anni Duemila, per poi diventare capo della divisione Sollac Mediterranée, che all’epoca – prima del’avvento di Mittal – raggruppava gli stabilimenti sparsi in Francia, Spagna, Italia, Portogallo e Turchia. Cornier, ora ceo di Ascometal, sarebbe in grado di dare ampie garanzie, per il suo alto profilo e la grande esperienza nel mondo siderurgico, elemento decisivo per un gruppo che si affaccia solo ora in questo settore.

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