Gioco
Non solo Cevital, dieci progetti per raddoppiare i traffici portuali
Il commissario dell’Autorità, Luciano Guerrieri: «Agli algerini daremo tutto lo spazio necessario ma la diversificazione passa anche da qui. Abbiamo zone per più settori, dallo stoccaggio al turismo»
PIOMBINO. Cevital conta di portare, oltre al volume legato alla siderurgia, un movimento di merci sul porto di Piombino per circa sette milioni di tonnellate, di cui tre milioni saranno zucchero e olio vegetale, sotto forma di sementi o già prodotto.
I sette milioni sono più o meno quanto faceva il porto con l’acciaio della Lucchini, per cui, con una stima forse in difetto, l’arrivo degli algerini dovrebbe raddoppiare il volume di lavoro.
Ma Cevital è solo una delle novità. Perché il progetto del porto, sul quale si sta lavorando alacremente da mesi, prevede una decina di interventi diversi che ridisegneranno tutta l’area e che, soprattutto, aprono molte prospettive per l’economia del promontorio, sia sul piano industriale, sia sul piano della logistica, sia sul piano turistico.
«E le nuove prospettive - ci spiega il commissario dell’Autorità portuale, Luciano Guerrieri - sono complementari a quelle degli altri porti della costa tirrenica, non ci faremo concorrenza fra noi, né con Livorno, né con Civitavecchia. Ormai siamo dentro a un sistema e se ci saranno piccole sovrapposizioni saranno comunque ben gestibili».
La diversificazione che in molti auspicano per Piombino, e per la quale ci sono alcune decine di milioni di euro stanziati nell’Accordo di programma, passa quindi anche per il porto. Sono già numerose le aziende toscane che si sono informate per avere spazi sulle nuove banchine e nell’area retroportuale, dalla Solmine di Scarlino, alla Altair Chimica di Saline di Volterra, fino alla Dalmine.
«Nei giorni scorsi - dice ancora Guerrieri - abbiamo avuto un primo incontro con Cevital. E devo dire che con loro c’è stata subito una certa sintonia. Sono interessati al porto per la loro attività legata all’agroalimentare, ma si aprono prospettive anche per le imprese italiane verso i mercati del Nord Africa. L’imminente raddoppio della Grosseto-Siena consentirà collegamenti veloci con il Veneto e tutto il Nord-Est, l’occasione è grande. Quindi daremo loro tutti gli spazi di cui hanno bisogno, ma gran parte dell’area su cui stiamo lavorando sarà destinata ad una serie di altri progetti che riteniamo altrettanto importanti. Si va dalla piattaforma per la demolizione e il “refitting” (restauro e rimessa in condizioni di navigare, ndr) delle grandi navi, alla logistica industriale, per la quale c’è già una grossa azienda interessata, al terminal per le “rinfuse pregiate”, alle aree di stoccaggio, fino alla possibilità, con l’allungamento di 430 metri della diga foranea, i lavori sono già iniziati, di far accostare due navi da crociera, dando un forte impulso al turismo».
Autorità portuale e Comune stanno lavorando in sinergia su questi progetti e il cantiere delle nuove banchina va avanti spedito, entro maggio sarà completata. Procede anche lo scavo dei fondali che, alla fine, darà a Piombino quei venti metri di profondità che sono rari in Italia e che aprono prospettive per le grandi navi.
Uno dei nodi da sciogliere è però la viabilità, già ora insufficiente, al punto che con i nuovi volumi potrebbe diventare un grosso problema: «Su questo aspetto dobbiamo fare in fretta, perché tutte le opere sulle quali stiamo lavorando possono partire nel giro di tre anni. Sia chiaro, il lotto 1 della nuova 398 (quello fino al porticciolo di Terre Rosse, ndr) non sarà sufficiente, abbiamo bisogno anche dei lotti 2 e 3, i bracci di collegamento interni all’area industriale. Doveva fare tutto la Sat, ma ormai la cosa è tramontata. Credo che il Governo a questo punto debba intervenire e finanziarla: del resto su quasi 600 milioni di lavori complessivi ne chiediamo a loro solo 80 per la strada, un’opera fondamentale per far stare in piedi il tutto».
Le scelte di questi mesi sono destinate a cambiare il volto (e l’economia) di Piombino per i prossimi 20-30 anni. «Ci sono aspetti fondamentali che abbiamo iniziato a discutere con Cevital e sui quali abbiamo trovato una discreta apertura. Visto che loro hanno in progetto di spostare gran parte degli impianti industriali legati alla siderurgia nella zona del padule, le aree retroportuali e quelle demaniali dove si trova l’altoforno e che saranno bonificate devono essere recuperate per la città. Inoltre all’interno di queste deve essere garantito il passaggio stradale e ferroviario, i progetti sono già pronti. Così il “nuovo porto” sarà un sistema variegato che potrà dare una grossa spinta all’economia piombinese. E devo dire che le manifestazioni di interesse da parte delle aziende della zona sono già tante. Dobbiamo solo fare presto. E avere risposte certe sulla strada dal Governo, camion e bus turistici non possono certo passare per il centro di Piombino».
@guifiorini
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