Il Tirreno

«Subito piano industriale e occupazione»

I sindacati fanno il punto della situazione in attesa del primo incontro operativo con Rebrab

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PIOMBINO. Chiudono un anno difficilissimo, raddrizzato in extremis dall’operazione Cevital. E fanno il conto alla rovescia per il primo vero incontro operativo con Issad Rebrab, il presidente del gruppo algerino che ha acquistato l’ex Lucchini. Luciano Gabrielli (Fiom), Fausto Fagioli (Fim) e Vincenzo Renda (Uilm) pensano di incontrarlo l’8 gennaio per parlare di piano industriale e occupazione. «E per noi l’obiettivo resta il solito - dice a nome degli altri sindacalisti Gabrielli - ovvero far rientrare tutti i lavoratori il prima possibile. La posizione dell’azienda finora è stata chiara ma non chiarissima. A noi interessano i numeri. L’acciaio non potrà riassorbire tutta l’attuale forza lavoro ma ci sono le bonifiche, lo spostamento e la costruzione di impianti e gli altri due settori sui quali intendono investire i nuovi proprietari, ovvero l’agroalimentare e il polo logistico portuale. Le uniche uscite di cui possiamo discutere sono quelle volontarie, cioè i pensionamenti».

«Dal primo aprile ripartiranno i laminatoi - prosegue Gabrielli - scatteranno gli ordini. Finora la situazione è stata tenuta in piedi con gli ammortizzatori sociali e il contributo della Regione. Così sarà ancora per diciotto mesi, finché non verrà ultimato il primo dei due forni elettrici. Le prime colate sono previste nel 2017. Bisogna passare questo lungo periodo e non sarà semplice».

«Pensiamo poi alla Magona - aggiunge - il 14 è previsto un incontro al ministero dello Sviluppo economico. Alla Magona si va avanti con i contratti di solidarietà al 60%. In 240 sono al lavoro, 320 sono a casa. Ad aprile scade il cds. Bisogna muoversi prima. Come? Battendo sull’energia, capitolo che interessa molto a Cevital. Con energia a basso costo si può chiedere a Mittal di far ripartire il laminatoio. Il guaio è che gli impegni su questo fronte non sono stati seguiti dai fatti. Terni doveva essere l’apripista per portare il costo dell’energia elettrica al livello dei produttori del nord (Marcegaglia e Arvedi). Si attendeva un provvedimento del Governo per portare sotto i 40 euro a megawattore il costo dell’energia. Ma non ce n'è traccia nell’accordo di terni. E intanto la Magona paga 135 euro, la ex Lucchini 75. Ci aspetta un 2015 ancora molto duro, il nostro impegno sarà da una parte quello di mettere a fuoco il lavoro con Cevital e dall’altra di mettere in sicurezza la Magona, per evitare un nuovo caso Trw. La Dalmine, le cui difficoltà sono legate al prezzo del petrolio, sarà favorita dai progetti Cevital sulla logistica portuale».

E poi ci sono le imprese dell’indotto. Sono in cassa integrazione straordinaria e sostenute dall'accordo Regione-Fidi la Pmi Piombino, la 3 Emme, la Cmt, la Sme. Altre imprese sono in cassa ordinaria e le più piccole in cassa in deroga (con i pagamenti fermi a marzo). «Come le recuperi? Accelerando i progetti per lo spostamento e la costruzione degli impianti» dicono i sindacalisti.

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