Il Tirreno

«Polemica assurda sull’Ipogeo»

Giannoni: nessuno ha detto che la Zecca era situata nella costruzione sotterranea

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MARCIANA. «Nessuno ha mai detto che nell’ipogeo di Marciana c’era una zecca». Lo afferma in maniera perentoria Luciano Giannoni, ritornando sulla “vexata quaestio” relativa all’utilizzo della caverna sotterranea all’interno dell’abitato del paese, sotto la residenza estiva degli Appiani, principi di Piombino e di Marciana, appunto.

Giannoni, insieme con Silvestre Ferruzzi, ha allestito e progettato il museo della struttura sotterranea; in particolare Giannoni ha curato i pannelli espositivi e didattici che a pieno titolo oggi rientra in quel complesso sistema cosiddetto “circuito museale” di Marciana, che comprende sia la Casa Appiani, sia il museo archeologico, sia la Fortezza e infine la casa del Parco. Oltre ad essersi occupato, per il Comune di Piombino, dei beni archeologici architettonici. «Il mio intento – continua il curatore della mostra appianea a Marciana – non è quello di scendere in polemica con chicchessia. Ma visto e considerato che molti hanno parlato a proposito della struttura sotterranea nella cosiddetta via della Tomba, volevo puntualizzare alcuni punti anch’io, che credo di averne ben ragione. Non è stato scritto da nessuna parte che l’ipogeo fosse stato attrezzato per coniare monete del Casato degli Appiani. Semmai ho detto che l’ipogeo, cioè la costruzione sotterranea, quella scavata nella roccia dai nostri avi, insieme alle stanze a esso connesso o attigue formava un complesso urbanistico di notevole importanza, sotto il caseggiato abitato dai Principi. In tale complesso, in tale sistema urbanistico era allocata anche la famosa officina artigianale, dove si coniavano le monete in uso nel territorio di competenza dei signori di Piombino. E, con ogni probabilità, i luoghi posti sotto il livello della via si adattavano molto bene a essere utilizzati come magazzini o caveau, dove ammucchiare e conservare le monete appena prodotte e pronte per essere immesse sul mercato».

Un altro punto che occorre chiarire, sempre dal punto di vista di Luciano Giannoni riguarda la Soprintendenza di Pisa. «Non possiede la qualifica – dice l’interessato – per esprimere giudizi e verdetti. In quanto i due referenti che hanno firmato la nota sono architetti pari al titolo che ho io. Le loro competenze partono dal Rinascimento all’arte moderna e non riguardano l’archeologia. Perfettamente l’opposto della Soprintendenza di Firenze dove ci sono esperti in archeologia ed etruscologia. Per cui, a livello regionale, non c’è nessuno pari a loro». «Infine l’esempio portato dall’associazione Ilva sul modello dell’ipogeo etrusco di Castellina. E’ l’unico caso di ipogei etruschi fatti in quella maniera, perché si sa che venne eseguito così a causa della presenza di un tipo di roccia dura che ha impedito agli scavatori di andare avanti. Ma è un’eccezione, rispetto agli altri. Mi correva l’obbligo – conclude Luciano Giannoni – fare queste puntualizzazioni – con nessun trionfalismo e con nessuna retorica».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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