Sicurezza
Un puzzle-candidature per il Pd
Piombino e Livorno scelgono: otto nomi, parità di genere e tre a sud e cinque a nord. Ma c’è il nodo Anselmi–Tortolini
PIOMBINO. Per comporre il puzzle delle candidature del Pd per le prossime regionali non vorremmo essere nei panni di Valerio Fabiani e Lorenzo Bacci. I segretari di Val di Cornia e Livorno, che hanno deciso di scegliere insieme gli otto nomi, devono districarsi fra uomini, donne, numeri, territori, pesi delle correnti.
In sintesi: i candidati saranno otto, quattro uomini e quattro donne, per legge. Ne potrebbero passare due. Ma cinque saranno della zona di Livorno e tre della Val di Cornia. Livorno, che è uscito dal congresso con un partito più diviso di prima, deve accontentare tutti i rivoli senza dividere i consensi. Piombino deve puntare su due nomi, un uomo e una donna, che siano graditi non solo alla Val di Cornia, ma anche all’Elba. Ma c’è ancora da sciogliere il nodo più difficile: la contrapposizione fra Matteo Tortolini e Gianni Anselmi.
Una cosa intanto pare certa: le primarie non ci saranno. Il segretario regionale Dario Parrini l’ha detto con chiarezza: le liste lunghe aperte alle preferenze daranno agli elettori una maggior possibilità di scelta che facendo una prima selezione interna al partito.
«Fra l’altro - spiega il segretario del Pd, Valerio Fabiani - il Partito Democratico, a differenza di altre formazioni politiche, ha deciso di rinunciare al listino bloccato. Tutti i nomi saranno aperti alle preferenze. Con Livorno, come ha detto Bacci alla nostra assemblea e ho ribadito io alla loro, andremo a candidature condivise». Fabiani e Bacci si rivedranno di nuovo a metà gennaio, per cominciare a stringere sui nomi.
Tornando ai numeri, Piombino, la Val di Cornia e l’Elba avranno tre nomi. In accordo con Livorno si deciderà se saranno due uomini e una donna o due donne e un uomo, perché la legge vuole comunque che, negli otto complessivi, sia rispettata la parità di genere, quattro e quattro. Quindi la scelta su Piombino condizionerà quella su Livorno.
Ma è chiaro che il vero problema è la contrapposizione fra Anselmi e Tortolini. Per il primo c’è un forte movimento popolare che si è concretizzato con una raccolta di firme, in gran parte concentrato su Piombino, ma non solo. Per il secondo pesa il fatto di essere al primo mandato e di aver ben lavorato a Firenze. Sia l’uno che l’altro, sabato scorso, erano all’assemblea del partito a Campiglia e, a dispetto di un’amicizia vecchia di anni, Tortolini era un giovanissimo assessore all’urbanistica nella prima giunta Anselmi, un legame forte e radicato che questa vicenda ha profondamente incrinato, entrambi procedono su strade parallele, senza accennare al minimo passo indietro.
Dovrà decidere il partito, quindi. Il problema è che non potranno essere candidati insieme, perché il rischio concreto è che questo territorio, dividendo i consensi, perda il consigliere. In un momento di rilancio per Piombino l’assenza di un riferimento a Firenze sarebbe un problema grande. Certo è che, sia pur divisa, è troppo più forte numericamente la zona di Livorno perché la parte sud possa permettersi il lusso di non puntare su una sola persona. O al limite su due, ma un uomo e una donna, visto che la doppia preferenza è consentita solo se si votano i due diversi generi. Sarebbero annullate, per capirsi meglio, eventuali schede con scritto sia Tortolini che Anselmi.
Per Fabiani ci sono poi altri due aspetti da considerare: il consenso dell’Elba e il peso delle correnti. Chiunque sia il candidato su cui si punterà non potrà vincere senza i voti del Pd isolano. Quindi gli elbani potrebbero chiedere di avere il secondo nome, presumibilmente la donna. E le correnti? Renziani e non renziani a Piombino hanno pesi diversi che altrove, ma l’asse con la segreteria regionale è spostato verso il presidente del consiglio. Sarà difficile puntare su un nome di un’area diversa.
Il puzzle è servito, insomma e il tempo stringe. Buon lavoro.
@guifiorini
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