La manifestazione
Sfuma l'ipotesi della centrale a carbone
Incontro a vuoto tra Cevital e B&S. Sullo sfondo i tempi lunghi del progetto e soprattutto il no del sindaco Giuliani
PIOMBINO. il tema dell’energia riempie di contenuti le giornate seguite alla firma del preliminare che di fatto ha consegnato la Lucchini agli algerini di Cevital. Se Issad Rebrab è tornato in patria per sbrigare altri affari, il suo braccio destro, Farid Tidjani, ha continuato a lavorare, finalmente fuori dalla luce dei riflettori dopo la conferenza stampa in sala consiliare a Piombino e la firma dell’accordo a Palazzo Chigi.
Secondo fonti qualificate sulla questione energetica due sarebbero stati gli incontri, uno con i vertici dell’Enel, l’altro con Andrea Marini, che da mesi con la sua B&S Global Energy propone una centrale a carbone da 900 mw nel perimetro industriale. Che l’imprenditore in luglio, quando sembrava che Sajjan Jindal fosse a un passo dall’acquisto dei laminatoi Lucchini, pensava appunto per la Jsw, e che ora ha provato a proporre a Cevital.
Ma le indiscrezioni dicono che se con Enel la situazione è fluida, sulla questione della centrale a carbone la discussione si è chiusa rapidamente: in sostanza il progetto (un miliardo e 300 milioni di investimenti, l’80 per cento dalle banche) non convince gli algerini non solo per i tempi di realizzazione (non meno di 4-5 anni), ma anche per la consapevolezza che un piano del genere da un lato interromperebbe la luna di miele con la città, e soprattutto troverebbe l’opposizione del Comune, col sindaco Massimo Giuliani deciso nel dire no a un’ipotesi considerata in via Ferruccio insostenibile, sia dal punto di vista ambientale che politico.
Tutto ciò nonostante solo pochi mesi fa altri e più alti livelli della politica (il presidente della Regione Enrico Rossi, il viceministro dello sviluppo economico Claudio De Vincenti) si fossero mostrati decisamente favorevoli all’ipotesi di una centrale a carbone. Del resto quelli erano giorni disperati: c’era l’avvicinamento di Jindal all’affare Lucchini, l’interessamento dell’imprenditore indiano a una centrale era cosa risaputa, addirittura pareva che solo un impianto a carbone potesse convincerlo ad andare al di là dell’acquisto dei soli laminatoi.
Oggi lo scenario è ben diverso: Issad Rebrab ha detto chiaramente che quel che gli interessa è un prezzo competitivo dell’energia (e su questo si attende un atto del governo), non una centrale a tutti i costi. Questo non significa che il discorso di un impianto di produzione di energia sia chiuso, come testimoniano appunto i contatti con Enel, e un confronto che riprenderà dopo le feste.
Tor del Sale infatti va verso la dismissione: è possibile una riconversione a gas di quell’impianto, rendendolo funzionale alle esigenze fortemente energivore di Cevital e del nuovo porto, ma anche di Dalmine e Magona? Difficile, vista la politica dell’Enel, che quindi si troverebbe alle prese con l’esigenza di liberare l’area in cui insiste la centrale, peraltro di altissimo pregio vista la presenza di insediamenti turistici. Ma nella trattativa con la società algerina potrebbero trovare spazio altre soluzioni, ad esempio una centrale a biomasse di minor impatto (500-600 mw) non più a Tor del Sale ma nell’area industriale della nuova acciaieria.
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