Sicurezza
«Tassa di sbarco? La si usi per curare il territorio»
PORTOFERRAIO. È tempo di abbandonare la strada della polemica e di guardare invece alle eccellenze elbane, vero motore dell’economia locale. Lo dice Italia Nostra arcipelago toscano, a margine del...
PORTOFERRAIO. È tempo di abbandonare la strada della polemica e di guardare invece alle eccellenze elbane, vero motore dell’economia locale. Lo dice Italia Nostra arcipelago toscano, a margine del dibattito sulla Gestione Associata per il Turismo. E propone un patto di solidarietà fra le otto municipalità insulari. L’associazione ambientalista prospetta una specie di decalogo alle singole amministrazioni locali da condividere e mettere in atto per l’utilizzo della tassa di sbarco. Al primo posto mette la trasparenza sulla destinazione degli introiti. «Questo è importante per mettere davanti alle rispettive responsabilità ogni amministratore che scelga l’utilizzo dei fondi per motivi futili e contingenti». Al secondo posto un forte investimento sulle scuole. «Che cosa fa l’Elba per le sue scuole? – si domanda la presidente Cecilia Pacini - I nostri studenti, che oggi studiano e crescono in edifici fatiscenti e trascurati, saranno i nostri amministratori e imprenditori di domani».
Poi il settore alberghiero. La maggior parte dei capi servizio impiegati all’Elba è composta da persone non elbane. «Dov’è una scuola alberghiera di prestigio, rinomata nel mondo, o semplicemente in Italia, che prepari i nostri giovani al futuro, per rimanere e maturare all’Elba? Manca un’istruzione organica, nonostante esistano episodi, manifestazioni o corsi di pregio ma non continuativi». A seguire l’artigianato. «Oggi iniziano alcune attività di nicchia, timidamente innovative. Ma in generale non esiste originalità nemmeno nelle professioni. Mancano gli artigiani. Manca originalità di prodotto. I Comuni dovrebbero privilegiare i piccoli artigiani, ma non vengono proposti adeguati incentivi fiscali, agevolazioni comunali, percorsi di formazione e sostegno, né vengono cercati progetti di formazione di giovani a livello italiano o europeo». E poi il paesaggio elbano: Pacini ribadisce che non bisogna continuare a sfruttare in modo sistematico le campagne. Il territorio insulare deve essere protetto. «Il bello è molto facile da definirsi, perché attualmente l’isola d’Elba è in disordine. E’ spesso impresentabile, sporca, mal funzionante, approssimativa, se pure circondata da una cornice naturale e marina ancora eccellente, ma dalle risorse sempre più limitate. Alla fine della stagione estiva gli elbani sono esausti, e con essi anche l’Elba». Bisogna curare le strade e gli spazi pubblici. Privilegiare i mezzi pubblici. Mettere in cima alle priorità il porto commerciale di Portoferraio. Risolvere il degrado urbano, rivalutare il verde pubblico, modulare l’inquinamento luminoso e interrare le linee Enel.
Luigi Cignoni
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