La manifestazione
«Sulla discarica serve chiarezza da parte di Asiu»
PIOMBINO. «Il piano Asiu tapperà il buco o lo allargherà? Necessario un serio esame sull’opportunità di tenere in vita il Tap». Rilancia la discussione Sel Piombino-Val Di Cornia. «L’intervista all’am...
PIOMBINO. «Il piano Asiu tapperà il buco o lo allargherà? Necessario un serio esame sull’opportunità di tenere in vita il Tap».
Rilancia la discussione Sel Piombino-Val Di Cornia.
«L’intervista all’amministratore unico di Asiu e Tap lascia senza risposta la domanda sul “buco”, tutto viene rimandato – si sottolinea – Ci sono i rapporti che si instaureranno con la nuova proprietà delle acciaierie, la messa in esercizio della nuova discarica per la quale si è in attesa della risposta del ministro e l’ulteriore riconversione degli impianti Tap per renderli idonei a trattare rifiuti pericolosi quali l'amianto».
Dunque la nuova discarica. «Tempi medio lunghi significano, se va bene, 3-4 anni – aggiunge Sel – e dove si metteranno i rifiuti nei prossimi anni e a quali costi, dal momento che la discarica in esercizio è quasi esaurita? Nella nuova discarica ci si propone di mettere rifiuti provenienti da fuori, questa opzione è stata utilizzata per anni ed ha portato al precoce esaurimento della discarica attuale; anche in questo caso ci si deve chiedere se si prevede di accogliere solo rifiuti urbani provenienti da fuori o se ci si propone di mettere in discarica anche i rifiuti speciali non pericolosi, e se questa operazione, non procuri danno ambientale ed economico. Con Sei Toscana – puntualizza Sel – che si occuperà di rifiuti urbani e spazzamento avremo una Asiu proprietaria e gestore dei soli impianti, poca cosa, con sopra una struttura di direzione e controllo sproporzionata una grande testa sopra un piccolo corpo gracile e per di più malato ( indebitamento )».
Per la Tap «ad impianto fermo – spiega Sel – si dice costi 90-100mila euro al mese. Non è possibile che un impianto di quelle dimensioni fermo messo in sicurezza, senza dotazione organica, costi quella cifra, i costi di gestione dovrebbero essere prossimi allo 0, lecito chiedere come si compongono quei 90-100mila euro al mese. Tap era nato per produrre il così detto ciccato, poi è stato modificato per produrre il conglomix è costato, si dice, 11 milioni, non ha prodotto né ciccato né conglomix, in compenso ha prodotto costi, ora ci si propone di modificarlo, supponiamo per renderlo idoneo a trattare rifiuti pericolosi quali l’amianto “ di cui sono molto ricche le navi militari”».
Scattano domande di Sel pure su «quali e a quanto ammontano i costi di modifica, di sperimentazione, di messa in marcia, di gestione e di ammortamento del Tap?».
Non mancano riferimenti a Cevital: «Il piano di Cevital prevede 2 forni elettrici, quindi non si possono prevedere quantità di scorie da trattare paragonabili ai quantitativi prodotte dall’Afo, non solo ma queste piccole quantità verranno ad essere disponibili fra 3-4 anni».
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