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Asiu sempre più in rosso: Sel pensa alla chiusura dell'impianto Tap
Secondo il coordinatore Fausto Bertagna i vertici dell'aziende dei rifiuti non hanno progetti credibili e nei prossimi anni i costi saranno insopportabili
PIOMBINO. Senza discarica e con l'impiento di trattamento Tap ancopra sostanzialmente fermo. E' uno scenario allarmante quello che dipinge Sel dopo aver letto l'intervista rilasciata da Fulvio Murzi - presidente dell'Asiu - al nostro giornale. In particolare il responsabile Sel Fauso Bertagna rileva che il vertice della società dei rifiuti non foirnisce risposte chiare su alcuni aspetti strategici: "I rapporti che si instaureranno con la nuova proprietà delle acciaierie, la messa in esercizio della nuova discarica per la quale si è in attesa della risposta del ministro ( tempi medio lunghi ) e la ulteriore riconversione degli impianti TAP per renderli idonei a trattare rifiuti pericolosi quali l'amianto".
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I tempi medio lunghi significano, se va bene, 3-4 anni: è lecito chiedersi dove si metteranno i rifiuti nei prossimi anni e a quali costi, dal momento che la discarica in esercizio è quasi esaurita. Oltretutto, sostiene ancora Bertagna , " nella nuova discarica ci si propone di mettere anche rifiuti provenienti da fuori, questa opzione è stata utilizzata per anni ed ha portato al precoce esaurimento della discarica attuale, anche in questo caso ci si deve chiedere se si prevede di accogliere solo rifiuti urbani provenienti da fuori o se ci si propone di mettere in discarica anche i rifiuti speciali non pericolosi, e se questa operazione, non procuri danno ambientale ed economico"
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Il coordinatore di Sel sostiene inoltre che " Sei Toscana si occuperà di rifiuti urbani e spazzamento e così avremo una Asiu proprietaria e gestore dei soli impianti, poca cosa, con sopra una struttura di direzione e controllo ( già ora le dimensioni aziendali sono esigue ) sproporzionata una grande testa sopra un piccolo corpo gracile e per di più malato di indebitamento.
La Tap ad impianto fermo costa - secondo le cose dette nell'intervista al Tirreno - 90-100 milioni al mese. Una cifra che non convince Sel: "Non è possibile che un impianto di quelle dimensioni fermo messo in sicurezza, senza dotazione organica, costi quella cifra, i costi di gestione dovrebbero essere prossimi allo 0, lecito chiedere come si compongono quei 90-100 milioni al mese. La Tap era nata per produrre il cosiddetto ciccato, poi è stato modificato per produrre il conglomix . E' costato, si dice, 11 milioni, non ha prodotto né ciccato né conglomix. In compenso in questi anni ha prodotto costi, ora ci si propone di modificarlo, suppongo, per renderlo idoneo a trattare rifiuti pericolosi quali l'amianto “ di cui sono molto ricche le navi militari “ . Non viene speificato a quanto ammonterebbero i costi di modifica.
Né si riesce a capire entro quanti anni si concretizzeranno le speranze che il Tap incominci a produrre almeno ricavi invece di costi. " Anche per TAP, che resterà per il 75,1 % di ASIU, siamo alle solite, grande testa su un corpicino, in questo caso molto malato , in prognosi riservata. Cevital. 1) il piano di Cevital prevede 2 forni elettrici, quindi non si possono prevedere quantità di scorie da trattare paragonabili ai quantitativi prodotte dall'AFO, non solo ma queste piccole quantità verranno ad essere disponibili fra 3-4 anni Anche per l'impianto termodinamico, ammesso che interessi a Cevital, i benefici si manifesteranno fra alcuni anni.
A ciò si aggiunge che è verosimile che che Cevital sia poco interessata al Tap, per via delle tecnologie che intende adottare, e decida di disimpegnarsi. Insomma, per i prossimi 3-4 anni gli unici provvedimenti che verranno presi riguarderanno l'anticipo del pagamento della Tari rendendo i pagamenti bimestrali o trimestrali, e un dialogo con le banche suppongo la rinegoziazione dei contratti dei mutui, maggiore durata con rate più contenute con conseguente aumento dell'indebitamento". Sel non fa mistero di non pensare sia necessario un disimpegno della Tap e sopportare costi per 1,5 milioni di euro annui per non si sa bene quanti anni.
Fausto Bertagna riserva una stoccata anche alla nuova società che nasce dal passaggio dell'Asiu all'Ato Sud: "Non possiamo accettare che in Ato sud il portato della riforma denominata gestore unico produca una partecipata in più di quelle esistenti invece di ridurne il numero".
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