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Senegalesi e non, insieme per la festa del Gran Magal

PIOMBINO. Celebrato anche quest’anno il Gran Magal, tra le preghiere, la condivisione del cibo e prove di convivenza. Alla festa della comunità musulmana senegalese hanno partecipato in tanti. La...

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PIOMBINO. Celebrato anche quest’anno il Gran Magal, tra le preghiere, la condivisione del cibo e prove di convivenza.

Alla festa della comunità musulmana senegalese hanno partecipato in tanti. La manifestazione si è svolta nella sede dell'associazione «Ballerini della Val di Cornia», alle spalle del Centro giovani. E, come spesso ha fatto nelle precedenti edizioni, gli organizzatori si sono impegnati a coniugare 'aspetto tradizionale religioso con l'approfondimento di temi di stretta attualità. Stavolta si è parlato della Val di Cornia come di un territorio di pace e fratellanza. La giornata, la sesta realizzata a Piombino, è iniziata alle 8 con la lettura del Corano e di alcuni scritti di Cheikh Ahmodou Bamba, figura carismatica a cui i senegalesi sono molto legati e a cui si ispira il Gran Magal. A seguire, il dibattito con gli assessori alle politiche sociali dei Comuni del comprensorio, i rappresentanti di alcune associazioni, di Pape Diaw (responsabile Centro studi africani) e Diop Mdaye (responsabile comunità senegalese della Toscana). La manifestazione è organizzata dalla comunità stessa, con la collaborazione del Comune di Piombino, Samarcanda e Arci territoriale. Si è conclusa, come sempre, con la condivisione del pasto senegalese a base di carne, pesce e riso, a cui erano invitati tutti gratuitamente.

La natura religiosa dell’avvenimento ruota intorno alla commemorazione della partenza per l'esilio di Cheikh Ahmodou Bamba e coincide con l'inizio di un lungo viaggio spirituale compiuto tra sofferenza e speranza. «Non con il ritorno perchè la riconoscenza verso Allah si deve manifestare in ogni momento, anche nei più difficili», spiegano i promotori. Omaggio, giubilo e culto sono i tre elementi che riassumono il senso del Magal. Quello di Touba (prende il nome da una città del Senegal) rappresenta uno dei momenti più importanti per mettere in pratica l'insegnamento dello Cheick attraverso la devozione, il lavoro e la solidarietà. Il significato della parola, appunto, equivale al rendere omaggio, celebrare, commemorare, traducendo i termini in atti di gratitudine resi al Signore.

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