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Un comitato per salvare le palme elbane

PORTOFERRAIO. Un comitato per salvare le palme dell’isola d’Elba. È nato a Bagnaia, frazione di Portoferraio. «Il nostro principale obiettivo – dice Zarah Verweyen, portavoce del gruppo di volontari...

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PORTOFERRAIO. Un comitato per salvare le palme dell’isola d’Elba. È nato a Bagnaia, frazione di Portoferraio. «Il nostro principale obiettivo – dice Zarah Verweyen, portavoce del gruppo di volontari di Bagnaia che stanno conducendo la battaglia per contenere l’espansione del terribile coleottero del sud est asiatico – rimane quello di diffondere le strategie da seguire nel caso in cui si verificasse un attacco del parassita a una delle palme che sono nei vari giardini dell’Isola».

E' il primo passo compiuto è stato quello di allestire un banco in occasione della manifestazione promossa dai commercianti locali in piazza Cavour e vie attigue, lo “Svuota la cantina”, una sorta di mercatino dei vari oggetti ammassati nei vari interrati che potrebbero rivelarsi interessanti a qualcuno. «Abbiamo avvicinato molte persone – continua Zarah – anche perché il punteruolo rosso è l’argomento del giorno e l’ultima palma abbattuta è stata in viale Ilario Zambelli, il viale costruito come variante all’abitato di via Manganaro che era abbellito da una serie di palme, tutte inesorabilmente attaccate da questo formidabile insetto».

Il primo argomento da ridimensionare è quello relativo ai costi. Se il trattamento completo di eradicazione della palma si aggira attorno ai duemila euro, il trattamento preventivo invece oscilla tra gli 80 e i cento euro, senza arrivare all’estrema soluzione che è quella del taglio definitivo.

«Si tratta di una procedura – continua ancora Zarah – che è stata sperimentata già in Spagna e che ha prodotto un certo vantaggio, nel senso che la pianta attaccata è stata recuperata e adesso è immune dall’attacco del punteruolo».

Il male delle palme può essere combattuto e vinto. «La formula vincente è la prevenzione – dice sempre la volontaria di Bagnaia – E’ davvero un peccato vedere il nostro patrimonio verde che faceva tanto colore seccato, con le foglie gialle. Questo è il periodo migliore per informare la popolazione attorno alle misure da adottare, visto che l’insetto con i freddi cade in una specie di letargo, perché non si propaghi e si allarghi – conclude Zarah - l’area di infestazione».

Luigi Cignoni

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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