Il Tirreno

Carburo, scoppia la rabbia «Un disastro annunciato»

di Antonella Danesi

La gente della zona sta ancora pulendo case, rimesse e negozi «I lavori non sono serviti a niente. In otto anni è la quarta volta che accade»

3 MINUTI DI LETTURA





PORTOFERRAIO. Cronaca di un disastro annunciato potremmo dire perché tutti sanno che se piove a lungo al Carburo la situazione diventa critica.

A quattro giorni dall’allagamento che ha interessato un po’ tutta Portoferraio ma soprattutto la zona in questione, si cerca ancora di salvare il salvabile ma la rabbia di chi ci abita, di chi ha magazzini e attività commerciali si contiene appena.

Troppe volte si sono trovati con l’acqua e il fango che salgono e che inesorabilmente danneggiano dove passano. Ora non ce la fanno più e sono esasperati.

«Abbiamo avuto 15 centimetri di acqua in tutta la casa – hanno affermato due cittadini – quello che ci avevano promesso chiaramente non ha funzionato. I lavori, secondo me – dice una signora – o sono stati fatti male o manca ancora qualcosa . Non diamo la colpa a nessuno ma… che qualcuno faccia qualcosa perché non è possibile che ogni volta ci troviamo in questa situazione».

Da anni nella via del Carburo si perdono auto, motorini, attrezzature mobili, arredi. Tutto invaso e trascinato dall’acqua che periodicamente torna a salire quando il meteo fa le bizze.

«Abito qui in affitto da otto anni – dice un’altra signora – e ho già vissuto quattro volte questa esperienza. Con l’acqua che saliva, la paura che ti attanaglia insieme al freddo. E’ stato un disastro anche questa volta. In casa mia come in tutta la via».

Da anni chi vive e lavora nella zona chiede al comune interventi che evitino queste situazioni.

«Non è mai stato fatto niente – continua la signora – e mi sembra che con i lavori la situazione sia peggiorata».

Così circolano rabbia, dubbi, e anche un po’ di delusione, perché la speranza era che con i lavori annunciati la situazione fosse sotto controllo e che gli allagamenti fossero scongiurati.

Ma così non è stato come ha dimostrato il fatidico 5 dicembre scorso.

Il giorno dopo e quello dopo ancora tutti hanno messo fuori, ad asciugare al sole, quello che può essere asciugato e recuperato ma la fatica è tanta. Servono giorni e giorni di lavoro prima di poter dire che tutto è a posto, e ripulito dal fango, che non perdona.

«È molto dura, stare tutta la notte a raccogliere acqua – dicono ancora dal Carburo – braccia e gambe al lavoro finché non si torna a vedere il colore delle piastrelle del pavimento. Possibile che non si riesca a trovare una soluzione?»

Danneggiato anche il bar La Bionda, in fondo alla via che ha visto allagarsi i magazzini.

«L’acqua fortunatamente non ha raggiunto il livello del bar e del laboratorio – dice la proprietaria – ma i magazzini sono finiti sott’acqua e per noi che lavoriamo con farine, zucchero e cioccolati, perdere le materie prime è un bel problema, oltre ad essere un costo pesante. E comunque sono stati raggiunti dall’acqua i motori e che regolano l’elettricità e il freddo e quindi abbiamo dovuto chiudere quattro giorni per rimettere a posto e ripulire» .

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

La protesta

Milano, scontri al corteo sul carovita: tavoli e sedie contro la polizia. Ci sono feriti – Disordini anche a Torino e Bologna

di Redazione web