Il Tirreno

«Non è colpa nostra se Campo rischia»

Il presidente del Consorzio di bonifica replica ai firmatari dell'esposto che lamentano la scarsa manutenzione dei fossi

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CAMPO NELL’ELBA. «Marina di Campo è un’area a rischio idraulico molto elevato. Per la messa in sicurezza servono investimenti rilevanti. Non ci stiamo ad essere indicati come i colpevoli di questa situazione di insicurezza del territorio». Si può riassumere in questo modo la risposta che il presidente del Consorzio di bonifica Alta Toscana ha inviato ai cittadini di Marina di Campo che si sono organizzati in comitato, hanno raccolto decine di firme e presentato un esposto alla Procura lamentando una scarsa manutenzione dei fossi.

Mettere in sicurezza Marina di Campo significa realizzare investimenti "strutturali" estremamente rilevanti.

«Dopo l’alluvione del 2011 – spiega il presidente del cosorzio, Giancarlo Vallesi – il piano generale degli interventi per il superamento dell’emergenza aveva stimato in 20milioni di euro il fabbisogno di risorse necessarie a "mitigare" il rischio idrogeologico (12milioni per gli Alzi e 4milioni ciascuno per il Bovalico e Formicaio. È del tutto evidente che fino a quando non si realizzeranno opere strutturali il territorio di Campo nell'Elba non sarà un territorio sicuro».

Vallesi mette in fila una serie di aspetti, causa delle vulnerabilità del territorio campese, tra cui la cementificazione sregolata in aree pericolose, a forte rischio idraulico («Non a caso a Marina di Campo le principali zone urbanizzate si chiamano "Foce" e "Stagno", questo ci da il senso di quanto sia grande la necessità di invertire una cultura che per decenni ha caratterizzato la gestione di molte parti del territorio italiano, isola d'Elba compresa»).

I restringimenti degli alvei, tombamenti dei fossi e ponticelli sono tra le cause che complicano il lavoro del consorzio, ha spiegato il presidente Vallesi ai firmatari della “petizione - esposto”.

Competenze. «Se piove più di quanto sia la capacità di deflusso del corso d’acqua – spiega Vallesi – è evidente che si verificano esondazioni e per prevenirle servono opere ed interventi di riduzione/mitigazione del rischio idraulico (casse espansione, briglie, arginature adeguate,ecc.). Sono moltissimi i corsi d'acqua dell'Isola d'Elba che si trovano in questa condizione di insufficienza. A ciò si deve aggiungere il fatto che il territorio subisce piogge sempre più intense concentrate in pochissimo tempo e spazio. Si tira in ballo il Consorzio in maniera impropria, come se questo ente fosse titolare della messa in sicurezza del territorio: nulla di più fuorviante. Il Consorzio ha quale compito quasi esclusivo quello di far funzionale al meglio possibile il reticolo idraulico che ha in gestione e manutenerlo utilizzando le risorse introitate con il tributo di bonifica. Il Consorzio non ha alcune competenza sulle attività di pronto intervento e somma urgenza che invece competono alla Provincia. Falsità e strumentalizzazioni vanno smascherate».

Manutenzione. Il presidente del consorzio contrappone alle accuse dei firmatari i dati sulle attività sul territorio elbano e, in particolare, sul versante campese. La manutenzione del reticolo, in termini di chilometri lineari di corsi d'acqua oggetto di manutenzione, ha registrato in questi tre anni la seguente progressione: da 28 km nel 2012, 44,7 nel 2013, 72,4 nel 2014, per un complessivo +62%. A Campo si è passati in due anni da poco più di 4mila metri di fossi a oltre 15mila metri. «Proprio in questi giorni, i fossi Alzi e Bovalico sono oggetto di un ulteriore intervento di manutenzione annuale attuato dal Consorzio», spiega Vallesi.

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