Il Tirreno

Ora pesa la richiesta di un maxirisarcimento

Lucchini: il ministero dell’Ambiente vuole 400 milioni per «danni ambientali» mettendo a rischio i tfr. Incertezza su 300 posti, mentre nasce Cevitaly

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PIOMBINO. Il presidente della Regione Enrico Rossi incontrerà oggi a Piombino Issad Rebrab, presidente della Cevital, insieme al sindaco Massimo Giuliani e al commissario dell’Autorità portuale Luciano Guerrieri.

Seguirà una conferenza stampa che sarà l’occasione non solo per celebrare un accordo che salva le acciaierie piombinesi e apre altre importanti prospettive con l’impianto agroalimentare e l’hub sul porto, ma anche per fare il punto sui delicati passaggi necessari a dar corpo ai progetti di Cevital.

Ottenuto martedì il via libera dal ministero dello Sviluppo economico, Rebrab non ha perso tempo: mercoledì sera è arrivato a Piombino, e ieri mattina alle otto in punto ha varcato i cancelli delle acciaierie, accompagnato dal suo consulente Farid Tidjani, e da uno dei cinque figli che siedono con lui nel consiglio di amministrazione di Cevital.

Il patron della società algerina ha incontrato il commissario Piero Nardi, poi ha fatto un nuovo giro dello stabilimento, quindi alle 11 si è riunito con i sindacati, spiegando che la firma del preliminare è ipotizzabile martedì 9 o giovedì 11, visto che il 10 ha invece in agenda a Londra un altro impegno già programmato da tempo.

«Abbiamo parlato di occupazione - dice Fausto Fagioli, segretario della Fim - chiedendo garanzie per tutti i lavoratori, e Rebrab ha mostrato grande disponibilità, così come per per un’altra richiesta che abbiamo avanzato, ovvero quella di poter partecipare in futuro alle scelte dell’azienda. Abbiamo poi parlato di investimenti nella ricerca e nello sviluppo, riferiti alla produzione di acciai speciali perché la siderurgia tradizionale non dà più certe garanzie per il futuro. In questo senso verrà ricercata una collaborazione con l’Università di Pisa».

Le garanzie richieste dai sindacati sono legate al numero dei lavoratoriche effettivamente verranno riassunti dagli algerini, quando il primo marzo prenderanno possesso dello stabilimento: l’accordo infatti parla di 1860 persone, ne mancano quindi più di 300 rispetto al numero effettivo dei dipendenti.

Per alcuni di loro – in un numero ancora da quantificare – è possibile il pensionamento, per gli altri il futuro è da definire. Ma nel clima di collaborazione legato alla reciproca soddisfazione di sindacati e nuova proprietà per l’ok arrivato dal ministero dello Sviluppo economico, Fim, Fiom e Uilm si dicono convinte che non sarà impossibile trovare un accordo con Cevital. Intanto dall’incontro di ieri mattina è emerso che la holding ormai prossima al controllo di acciaieria, impianto agroalimentare e hub sul porto, si chiamerà Cevitaly, mentre non è ancora stato deciso il nome che avrà lo stabilimento.

Ma c’è un’altra questione a preoccupare i sindacati, e cioè il contenzioso che nel marzo del 2013 il ministero dell’Ambiente (guidato all’epoca da Corrado Clini) aveva aperto con l’amministrazione straordinaria Lucchini, chiedendo 400 milioni di euro di risarcimento «per danni ambientali». Richiesta che pare illogica riguardo al destinatario (visti i decenni di acciaio di Stato) e gravemente lesiva dei diritti dei creditori privilegiati, primi tra tutti i lavoratori con il loro tfr.

Nel primo grado del giudizio civile la richiesta del ministero dell’Ambiente è stata respinta, l’appello è fissato per metà marzo, e qualunque sarà la decisione in secondo grado, se non interverrà il governo ritirando il proprio atto di citazione, si andrà alla Cassazione, con tempi non pronosticabili con esattezza ma prevedibilmente molto lunghi. Bloccando così di fatto la possibilità del commissario Nardi di pagare i creditori privilegiati con quanto verrà incassato dalla vendita della ex Lucchini a Cevital. Nel primo pomeriggio poi si è tenuta un’assemblea molto partecipata in cui i sindacati (Luciano Gabrielli per la Fiom, Fausto Fagioli per la Fim, Fabrizio Toninelli per la Uilm) hanno spiegato ai lavoratori il risultato del primo incontro con gli algerini, usando toni molto accesi nei confronti del presidente di Federacciai, Antonio Gozzi, che nei giorni scorsi ha rilasciato nuove dichiarazioni in merito alla presunta incapacità dei nuovi proprietari dello stabilimento di affrontare il mercato dell’acciaio e in particolare di dedicarsi a nuovi prodotti.

«Noi crediamo che gli acciai speciali – hanno detto i sindacati – siano il prodotto di nicchia che ci consentirà di rinascere. Abbiamo letto altre dichiarazioni ironiche di Gozzi, secondo cui ci vogliono tre generazioni per fare acciaio speciale. Evidentemente è molto preoccupato per la sua azienda, che esporta oltre un milione di tonnellate in Algeria. Capiamo il suo problema, ma si tranquillizzi, Gozzi, e lasci stare Piombino. Perché qui abbiamo la storia e le competenze necessarie per fare subito produzioni innovative e di alta qualità».(cloz e adg)

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