Sicurezza
IL COMMENTO - La forza dell'innovazione per diventare protagonisti
Accende la fantasia, o meglio la speranza, Issad Rebrab, mentre illustra i progetti per fare di Piombino «la stella del Mediterraneo»
Acciaio, con l’obiettivo di diventare leader mondiale nelle produzioni speciali. Un mega polo logistico sul porto e partnership con società coreane e giapponesi per la movimentazione di auto e ricambi. Un polo agroindustriale per produrre zucchero, succhi di frutta, oli vegetali, mangimi, bioetanolo.
Accende la fantasia, o meglio la speranza, Issad Rebrab, mentre illustra i progetti per fare di Piombino «la stella del Mediterraneo». 400 milioni di investimenti subito, un miliardo nei due anni di superlavori per la realizzazione dell’acciaieria e degli altri progetti, con cui raddoppiare gli attuali occupati della ex Lucchini. Cifre che pur nella dovuta prudenza di fronte a tante delusioni nel lontano e vicino passato, parlano di un progetto potenzialmente in grado di far cambiare la faccia e la storia della città.
Saranno capaci Piombino e i piombinesi di contribuire a questo disegno, non solo col lavoro ma anche con un necessario cambio di approccio nei confronti di un privato che promette molto ma (giustamente) non regalerà nulla? Sì, perché Piombino, nonostante la privatizzazione della fabbrica sia ormai vecchia di più di 20 anni, in fondo ha continuato a concepire le acciaierie sempre allo stesso modo, come quando c’erano le partecipazioni statali: un lavoro sicuro, garantito nei secoli dei secoli. Non sarà più così, e forse cinque anni dolorosi hanno portato un po’ di consapevolezza.
Rebrab ha promesso molto, si diceva. E pur con la necessaria diffidenza (i tempi di realizzazione dei progetti, la capacità degli algerini di stare su un mercato maturo e difficile come nessun altro, che neppure hanno frequentato negli ultimi 25 anni) vari elementi consentono di guardare con uno spirito positivo all’avventura piombinese di Cevital. Non solo perché appena sette mesi fa la città era in ginocchio, col morale a terra, la fabbrica fallita, l’altoforno spento e scarso interesse, per usare un eufemismo, da parte di potenziali investitori. E nemmeno esclusivamente per la sperimentata capacità di Issad Rebrab di fare utili importanti in tutte le attività che ha intrapreso. Il fattore più incoraggiante è che Cevital porta con sé i semi di una volontà innovativa densa di prospettive. Rebrab, acquistando la fabbrica annuncia infatti che vuole creare un centro di ricerca sui metalli speciali, collegato alle università. Pensa dunque a produzioni nuove, ad alto valore aggiunto, per stare sul mercato.
Non ha nascosto, il presidente della società algerina, che il suo interesse per Piombino si è acceso guardando alle potenzialità del porto, facendo intendere, nonostante la delusione della Concordia, quanto abbiamo pesato gli investimenti sul porto e gli impegni dell’Accordo di programma, con 270 milioni di investimenti pubblici. Rebrab guarda ai mercati del Nordafrica e del Sud Europa, che conosce per averli saggiati con gli altri settori in cui è specializzato. Ma soprattutto, se manterrà le promesse, farà un regalo alle generazioni future, con la bonifica delle acciaierie per realizzare sì l’impianto agroindustriale, ma liberando comunque aree enormi, riconsegnate alla città e a nuove attività produttive. Spostando la grande industria fuori dalla città, sottraendola finalmente a fumi e miasmi, e dando spazio al turismo, finora compresso e il cui sviluppo è ancora legato all’iniziativa di pochi.
Per la prima volta dunque, la “diversificazione” può essere non più un trito refrain, ma una concreta opportunità. Nuove aree libere per nuovi investitori e nuove produzioni, un’economia costruita su più settori e così non più incatenata agli alti e bassi di una monocultura industriale, quella dell’acciaio.
Resta il grave deficit delle infrastrutture: e il completamento della 398, quello sì, rischia di non essere una speranza ma una mera illusione.
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