Il Tirreno

«Ebola: basta allarmismo, bisogna agire»

Ridi (Caritas) risponde alle paure di quanti temono il contagio e invita ad aiutare le comunità africane

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PIOMBINO. Allarme ebola ovunque. Medici senza frontiere denunciano non un’emergenza, ma una «catastrofe umanitaria».

Pure a Piombino ci sono forti segnali di timore che partono dai bambini rispecchiando le preoccupazioni di adulti che “sospettano” di chiunque abbia origini africane (dunque, il rischio contagio). Situazione assurda, ma crescente in linea con spazi tv, web, giornali. Ha molto da dire Leonello Ridi direttore della Caritas diocesana: «L’ebola – spiega – è un emergenza sanitaria che parte dai tre paesi più poveri del Mondo, Guinea, Sierra Leone e Liberia. Si parla di un milione di ammalatati, ma sono molti di più: moltissimi sfuggono ai controlli perché non si fidano...vista la situazione di vaccini e cure, ancora una volta si corre il rischio di speculazioni delle multinazionali».

Paura a darsi la mano. «Ma – ribatte Ridi – non basta il contatto fisico: torna a diffondersi lo stesso terrore a già visto con l’Aids, non controllabile. Per l’ebola sono i liquidi, sangue o saliva, ad essere pericolosi: ci vuole un contatto profondo. È l’incontrollata mobilità delle persone ai margini delle metropoli che ne ha accelerato la diffusione, aggravata dalla cultura rurale, cioé la poca fiducia nei sistemi sanitari locali. Il resto del dramma è causato dall’estrema, diffusa povertà. In Africa il sistema alimentare è pari a zero, chi muore sarebbe morto comunque».

Poi tutti questi continui sbarchi di disperati. «In tanti arrivano è vero – spiega Ridi – ma il tempo di incubazione è 21 giorni... morirebbero prima. Quelli che ce la fanno ad arrivare in Italia sono quelli più sani. Ma la Caritas internazionale e la Caritas italiana – sottolinea – finanziano da tempo, con un milione di euro, progetti per kit sanitari, per aiutare direttamente le comunità. Bisogna tenere aperti gli ospedali dove mancano ormai anche i guanti monouso.... Da Caritas, però, validi investimenti che mirano a una crescita culturale, educativa e formativa degli abitanti, portata avanti dai missionari». Importante perché le spese sanitarie internazionali sono diminuite e anche Emergency cerca sempre più aiuti umanitari da privati. «Ora che c’è più bisogno – dice Ridi – si investe sempre meno, senza considerare che i più colpiti sono i paesi ad alto rischio inquinamento: dove il livello di responsabilità internazionale resta alto, ma nessuno aiuto è mai rapido né efficace. Dunque, pure nei confronti dell’immigrazione, basta panico. L’allarmismo non serve a nessuno: bisogna agire – conclude – perché la risposta all’ebola non può essere né lenta né a puntate». (c.c.)

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