Il Tirreno

Da Roma e Algeri fumate bianche

di Alessandro De Gregorio

Soddisfazione dei sindacati ma ora si attende il preliminare per quella che potrebbe chiamarsi “Piombino siderurgica”

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PIOMBINO. Dopo Ilva, Italsider, Deltasider, ancora Ilva, Acciaierie e ferriere, Lucchini, ecco la “Piombino siderurgica”. Dovrebbe chiamarsi così (una volta ricostruito, ridotto e spostato) il nuovo stabilimento acquistato dal gruppo Cevital di Issad Rebrab. Non basta certo un nome a far dormire tranquilli ma anche la giornata di ieri si è chiusa con buone notizie, sia da Roma che da Algeri. Fumate bianche, verrebbe da dire. La strada per la prima volta sembra in discesa, i tempi vengono rispettati. Ma siamo solo all’inizio. Ora c’è un’altra corsa da fare, quella per arrivare alla firma del preliminare di vendita. Il materiale da laminare finirà tra un paio di settimane e quella firma dovrà giungere entro Natale per tenere insieme il quadro generale.

Nel frattempo l’ok del ministro Federica Guidi, le parole del presidente del consiglio Matteo Renzi ad Algeri (che non ha incontrato Rebrab ma ha solo rinviato l’appuntamento per il 10 in un’apposita conferenza stampa) fanno sperare. E in molti continuano a rivendicare i meriti di un’operazione che sta riuscendo grazie a molteplici fattori: gli accordi di programma, la scommessa del porto, ma anche le lotte operaie, la resistenza delle famiglie con stipendi erosi dagli ammortizzatori sociali. E il fattore C, il colpo di fortuna (per usare un eufemismo), perché se non fossero comparsi sulla scena gli algerini ora saremmo qui a raccontare un’altra storia.

Il ministro Guidi definisce l’affare Cevital «la seconda importante operazione per la salvaguardia dei principali impianti siderurgici italiani dopo la vendita ad Arvedi della Ferriera di Servola, sempre da parte del commissario Piero Nardi». E «conferma la volontà del governo di preservare la produzione e l’occupazione nel settore dell’acciaio, fondamentale per il sistema industriale nazionale».

Anche Maurizio Landini, segretario nazionale Fiom, si lascia andare all’entusiasmo e parla di «un signor progetto industriale, siamo di fronte a 400 milioni di investimento, due forni e un potenziamento del polo logistico. Una novità che dimostra che in Italia ci sono interesse e capacità a produrre acciaio. Quello dell’acciaio - aggiunge poi Landini - è settore strategico per il nostro Paese e penso che sia necessario che il governo convochi un tavolo su tutto il settore siderurgico per valutare le azioni da mettere in campo per il suo rilancio».

Soddisfazione anche da parte dei sindacati territoriali. Luciano Gabrielli (Fiom) attende l’incontro con Nardi e Rebrab, che potrebbe svolgersi domani, «per accelerare il piano di lavoro e per l’acquisto dei semilavorati in modo da far ripartire subito la produzione. Inoltre giovedì (domani, ndr) faremo il punto della situazione in assemblea di fabbrica con i lavoratori».

«E’ quello che avevamo richiesto - aggiunge Fausto Fagioli (Fim) - Ora attendiamo una convocazione al ministero e che si arrivi il prima possibile a concludere il preliminare di vendita in modo da non pregiudicare la continuità produttiva dello stabilimento».

«Apprezziamo la tempestività del ministero perché questa è una vicenda che si trascinava da troppo tempo» commenta Vincenzo Renda (Uilm), che a sua volta attende l’incontro con Rebrab «per conoscere i dettagli, oltre che del progetto, dei tempi di avvio del piano industriale. Ribadisco la soddisfazione, perché dopo tanta sofferenza il futuro si presenta più sereno, nella consapevolezza che comunque ci aspetta un periodo in cui si dovrà fare ricorso agli ammortizzatori sociali, in attesa della piena realizzazione degli impianti».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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