Il Tirreno

L’ex sindaco torna a spiegare i classici rock

di Alessandro De Gregorio
L’ex sindaco torna a spiegare i classici rock

Gianni Anselmi speaker a Radio Piombino Ieri sera il debutto della sua rubrica “G-side”

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PIOMBINO. Lo faceva già, trent’anni e parecchi chili fa. Gianni Anselmi era un ragazzino quando parlava ai microfoni di Radio Centro Mare. Ora di anni ne ha 47, gli ultimi dieci trascorsi a fare il sindaco. Tempo libero ne ha, fin troppo secondo i suoi gusti. E così è tornato a fare lo speaker. Ieri sera ha inaugurato “G-side”, la nuova rubrica su Radio Piombino. Andrà in onda tutti i lunedì dalle 21 alle 23 e parlerà di musica. «Solo di musica» ribadisce Anselmi allontanando qualsiasi collegamento con la dura battaglia interna al suo partito, il Pd, per un posto in consiglio regionale. «E’ una decisione che precede largamente la questione delle regionali» dice Anselmi. Lo abbiamo intervistato poche ore prima della puntata inaugurale di ieri sera.

Cosa l’ha spinta a tornare a fare il dj?

«Più che dj direi speaker, visto che non ho mai mixato. In radio ho sempre curato classifiche inglesi e americane di 33 e 45 giri, poi altri programmi-contenitore. Sto parlando degli anni Ottanta, quando c’erano tre radio e una grande effervescenza. A Radio Piombino centrale trasmettevano tra gli altri Florio, Luca Carrara, Ricky Martini; a Radio Costa Etrusca c’erano Daniele Stella, Nedo Grandi, Ruffo Anselmi; poi venne Radio Centro Mare dove arrivarono Stefano Calvi, Dedo, Stella, Daniele Lavoratori. Rcm fu una specie di spin off di Rce. Io ero a Rcm, dall’85 all’88. Di recente ho fatto un paio di comparsate a Radio Piombino, ospite di Stefano Larini e poi di Stefano Ferrini. Alla fine ho deciso di cedere alle richieste di Luigi Faucci e di fare una cosa mia. Perché? Diciamo che, avendo più spazio per le mie passioni non legate alla politica e ad attività operative in senso stretto, si è riallargato lo spazio per l’ascolto della musica».

C’è chi sostiene che la sua sia solo una ricerca continua di visibilità.

«Lo immagino. Cosa vuole che dica? Non credo che un lunedì sera alla settimana sia un grandissimo veicolo pubblicitario per la politica. Faucci, il patron di Radio Piombino e che ringrazio, già quando ero sindaco mi aveva proposto di fare qualcosa in radio. Io avevo sempre declinato per una ragione estetica. Ora che non sono più sindaco, posso farlo serenamente».

Durante le trasmissioni parlerà anche di politica?

«No, assolutamente, ci mancherebbe. Mi occuperò esclusivamente di musica. Il format che ho scelto, e non è neanche un’idea originalissima, è trattare ogni sera un anno nella storia della musica. È chiaro che ci limitiamo agli ultimi 50 anni, dal 1967 a oggi. Durante ogni puntata proporrò alcuni pezzi dell’anno in questione e farò dei riferimenti relativi alla storia della musica, al genere, alle tendenze dei tempi, al momento storico, insomma cercherò di contestualizzare la musica. E il 1967 è un anno straordinario da molti punti di vista. L’anno dello scandalo Sifar, delle grandi contestazioni studentesche, del Vietnam, della discussione sul divorzio.Tutto è legato e produce conseguenze. Se non ci fossero stati la contestazione, il Vietnam, il movimento per i diritti civili e antirazzista, il movimento hippy, non ci sarebbero stati l’estate dell’amore a San Francisco, il festival di Monterey, Jimi Hendrix e tutte le canzoni legate alla controcultura».

Ogni puntata prenderà in considerazione un anno in ordine cronologico?

«No, sarebbero puntate troppo simili. Salteremo da un anno all’altro, anche da una decade all’altra, per dare più varietà e dinamicità».

Il primo pezzo della prima puntata?

«Light my fire, dei Doors. Il 4 gennaio uscì il loro primo album. Il singolo invece uscì a giugno. Poi abbiamo “Let’s spend the night together” dei Rolling Stones, “Sunday morning” dei Velvet underground, Hey Joe” di Hendrix, “I can see for miles” degli Who, “Lucy in the sky with diamonds” dei Beatles. E pezzi di Cream, Spencer David group, Pink Floyd. Tutta roba parecchio psichedelica, erano gli anni in cui si espandeva la percezione, la sensorialità, anche nella musica, ma in cui si faceva anche pesante uso di additivi chimici e qualcuno ha pagato con la vita, come Syd Barrett. Ma abbiamo anche pezzi italiani: “Ciao amore ciao” di Tenco, morto nel febbraio di quell’anno; “29 settembre” dell’Equipe 84, “Via del Campo” di De André e Canzone per un’amica” di Guccini. E spruzzate di musica nera».

Il periodo in esame comincia in ogni caso dal 1967: ma termina fino ai giorni nostri?

«Non so, forse ci fermeremo agli anni Novanta. C’è anche una pagina Facebook, chiamata G-side, utile per critiche, suggerimenti, eventuali richieste. Il format può cambiare, vediamo, siamo aperti a qualunque idea».

Anselmi, lei ora non ha incarichi politici. Se domani le cose cambiassero e le mancasse il tempo?

«In fondo sono due ore il lunedì sera, non credo che sia un impegno gravoso. Finché posso, lo mando avanti. E comunque è un gioco che faccio per tre motivi».

Quali motivi?

«Primo: divertirmi. Secondo: fare una cosa che piace a chi la ascolta, magari che emoziona visto che la radio deve essere anche questo, far sentire a qualche giovane pezzi che non conosce. Terzo: dare una mano alla radio della mia città».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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