Il Tirreno

pidocchi e bambini

Guardare la testa tutti i giorni

Così come ci si lava i denti tutti i giorni, allo stesso modo la migliore prevenzione per i pidocchi è osservare quotidianamente lo stato del cuoio capelluto di tutta la famiglia (nella foto). A...

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Così come ci si lava i denti tutti i giorni, allo stesso modo la migliore prevenzione per i pidocchi è osservare quotidianamente lo stato del cuoio capelluto di tutta la famiglia (nella foto). A scoprire le famose uova (lendini) che s’attaccano ai capelli, dietro le orecchie e sulla nuca, ci vogliono pochi attimi. È una questione, se non di cultura sanitaria o di scarsa igiene, certo di normale attenzione. Il pidocchio si nutre di sangue che aspira pungendo il cuoio capelluto, causando così un forte prurito.

Se allontanato dalla testa, non avendo più nutrimento, muore dopo qualche ora. Al primo sospetto, usare un pettine fitto bagnato di aceto caldo – spiega Fabrizio Pregliasco, infettivologo all’Università di Milano – perché grazie al ph acido discioglie la sostanza adesiva che fissa le lendini al capello. No, invece, agli antiparassitari ad uso preventivo, per i loro effetti collaterali. Il mercato offre una gran varietà di prodotti, sono tutti abbastanza sicuri ed efficaci se usati con attenzione e senza esagerare nelle applicazioni. Lo shampoo, per la praticità d'uso, è la forma farmaceutica da consigliare. Fare un’applicazione di balsamo dopo lo shampoo facilita la rimozione delle lendini, perché rende più facile l'uso del pettine fitto bagnato con aceto caldo.

L’uso massiccio di prodotti antipediculosi sta rendendo i pidocchi sempre più resistenti sia alla permetrina sia agli altri antiparassitari, ciò ha portato a studiare altri approcci terapeutici quali trimetroprim/sulfametossozolo in associazione con permetrina. Il trimetroprim/sulfametossazolo assunto dal pidocchio attraverso il sangue succhiato agisce distruggendone la flora intestinale. Le ragioni della recrudescenza di questa fastidiosa infestazione sono molteplici: la loro efficiente capacità riproduttiva; la dispersione nell'ambiente a causa di spazzolature, grattamenti, tuffi; l'uso promiscuo di baveri, poltrone, poggiatesta, cappelli, cuffie, pettini; la capacità, se espulsi, di trovare un nuovo organismo ospite.

Gian Ugo Berti

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