La manifestazione
Morte di “Igui”, qualcosa non torna
Nessun dubbio sulle cause naturali ma ci sono incongruenze e la famiglia si chiede: Francesco era solo in casa?
PIOMBINO. Che sia morto per cause naturali non lo mette in dubbio nessuno. Del resto anche l’autopsia ha confermato che Francesco “Igui” Leggieri è deceduto per un arresto cardiaco.
Secondo la polizia il caso è chiuso. Ma alla famiglia e agli amici troppe cose non quadrano. E in effetti, mettendo a raffronto gli elementi raccolti - o quantomeno quelli conosciuti - non si possono non notare alcune incongruenze.
In sostanza, la famiglia e molti amici si chiedono: Francesco era veramente da solo in casa quando è morto? O c’era qualcuno con lui? Qualcuno che, magari per paura, è fuggito?
Ripercorriamo le ultime ore del trentacinquenne, alla luce dei nuovi elementi raccolti dagli investigatori, ma anche dalla famiglia e dagli amici.
Lunedì 15 Francesco non deve andare a lavorare al Porticciolo, la pizzeria di via Cavour. Quel giorno è di festa e allora decide di fare un giro insieme a un’amica. I due vanno a Firenze. Partono in auto da Piombino alle 15, arrivano a Firenze, fanno un giro veloce, poi si rimettono in macchina alle 18,30. Gli orari sarebbero confermati dagli scontrini del parcheggio e dell’autostrada. La ragazza racconta di essere stata accompagnata al parcheggio di via Gori all’una di notte. E di essersi salutata con Francesco, prima di andare a letto, con alcuni messaggini su Whatsapp intorno all’una e mezzo. Ci sono gli screenshot che lo confermano.
A quell’ora però, secondo un primo responso del medico legale che ha eseguito l’autopsia, Francesco dovrebbe essere già morto. Il decesso infatti viene fatto risalire alla sera di lunedì 15, tra le 19 e le 19,45.
Sarebbe un’incongruenza superabile dal rapporto definitivo dell’autopsia, non ancora depositato. Ricordiamo che l’autopsia non era stata disposta dalla Procura ma chiesta dalla madre di Francesco, Aura Mettini, ed eseguita dall’Asl.
Andiamo avanti. Martedì 16 Francesco è atteso al lavoro, ma non si presenta. E’ sempre stato puntuale, così il proprietario della pizzeria comincia a preoccuparsi. Comincia un giro di telefonate, viene avvertita la polizia, poi anche la madre, infine il padrone di casa che ha una copia delle chiavi. L’appartamento di Francesco è in via De Amicis, davanti al tabacchino. Al secondo piano. Intorno alle 18 viene aperta la porta di quell’alloggio.
Francesco è sul letto, supino, occhi e bocca spalancati, braccia e mani disposte come se avesse tentato invano di alzarsi. E’ nudo, indossa solo una t-shirt tirata su fino a scoprirgli la pancia. Le mutande sono nel corridoio. Accanto a lui, sul letto, lato sinistro, due posacenere pieni di cicche. Sul comodino, sempre sul lato sinistro, un babydoll rosso.
E in terra, i cocci di un bicchiere. Ci sono due gatti in quella casa, potrebbero averlo fatto cadere loro. Un amico però ci porta in quella casa, mostra un bicchiere identico e lo lascia cadere una, due, dieci volte da quel comodino. Il bicchiere non si rompe mai. Per mandare un frantumi un bicchiere del genere bisogna scaraventarlo in terra o su una parete, con forza. Magari al culmine di una crisi. O di una lite.
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