Il Tirreno

«Diversificare: solo cosi si esce da questa crisi»

di Francesca Barone
«Diversificare: solo cosi si esce da questa crisi»

Bruno Pietrini con il Gruppo SiderPiombino opera in molti settori, compresa la nautica

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PIOMBINO. «La crisi? Può essere un'opportunità», di questo è convinto Bruno Pietrini. Personalità fuori dagli schemi, Pietrini ama le sfide, soprattutto quelle con se stesso. Originale ma riservato, negli anni Settanta, con poche lire in tasca, rinuncia ad un lavoro sicuro alle acciaierie per inventarsi un mestiere. Oggi, dopo anni di lavoro e giuste intuizioni, è alla guida del Gruppo SiderPiombino, che comprende anche Seca, Lst, Tenuta Eleonora di Toledo e Trafilature di Piombino. Diversificare è la sua parola d'ordine. Numerose sono le attività: progettazione, fabbricazione e montaggio di macchine siderurgiche, gru ed apparecchi di sollevamento, recipienti in pressione, contenitori per scorie radioattive e carpenteria in genere, lavorazioni meccaniche, manutenzione di impianti industriali, noleggio di gru di grande portata, sollevamenti e movimentazioni speciali. L'azienda opera anche nel settore nautico, realizzando imbarcazione lunghe fino a 107 metri. «Stiamo sperimentando – spiega Pietrini – un nuovo gommone che si chiamerà Black hawk, cioè falco nero, che, grazie ad un'ala che lo solleva, viaggia a pelo d'acqua». Quest'ultima novità va ad aggiungersi ad altri prototipi, come la Savana, auto realizzata appositamente per l'Africa. «Ha quattro ruote motrici, è leggera, non ha componenti elettroniche e costa poco», spiega Pietrini. L'imprenditore piombinese è anche titolare di quattro brevetti: la macchina mangiasassi, la macchina smussatrice per lamiere, la pompa per liquidi nucleari e il fusto per scorie radioattive.

Tecnologia. Tecnologie sempre più avanzate rappresentano l'obiettivo continuo della SiderPiombino. I progetti sono frutto di uno studio tecnico composto da undici persone, tutte della zona. L'azienda in oltre trent'anni si è sviluppata e oggi ha quasi cento dipendenti. Da un po' di tempo la SiderPiombino si è affacciata anche sul mercato estero: Francia, Georgia, Gran Bretagna, India, Malta, Ucraina, Tunisia ed Eritrea. Prossimo Paese, la Guinea. «Là – spiega Pietrini – Dovremmo costruire, dei frantoi per l'olio di palma, delle centrali elettriche e dei depositi portuali per le esportazioni». Grazie all'olio di palma anche la centrale a biomasse della Seca, a Montegemoli, produce, dal 2009, energia elettrica. «L'olio di palma è una fonte rinnovabile, non inquina e rappresenta il futuro. Le fonti fossili oltre ad essere inquinanti, sono in esaurimento. Purtroppo le centrali alimentate da rinnovabili vengono boicottate, perché intralciano le multinazionali che vendono gas, petrolio, carbone».

No al carbone. Sul carbone, tornato al centro del dibattito sul futuro industriale della Val di Cornia, Pietrini ha la sua opinione. «Alla centrale a carbone a Piombino sono contrario, perché il nostro territorio, già martorizzato da impianti siderurgici, ora ha solo bisogno di essere ripulito. Con il meraviglioso arcipelago che abbiamo davanti alla nostre coste si potrebbero avere per i nostri figli, quindi nel futuro, delle risorse maggiori che con l'impiantistica. Questo comporterebbe sacrifici immediati, ma la storia insegna che le più grandi opportunità sono sempre nate dalle forti crisi. Il nostro territorio ha potenzialità massime, ma bisognerebbe interrogare coloro che sono riusciti a creare qui qualcosa. Per dare vita a questa zona occorre il confronto tra più soggetti, perché la verità assoluta non è in mano di poche persone».

«In Val di Cornia oltre ad un patrimonio culturale, abbiamo anche il vino, l'olio, l'agricoltura, le spiagge, la natura, le isole dell'arcipelago. Non c'è mica solo l'acciaio! In questo momento di forte crisi abbiamo l'occasione di diversificare, dando spazio anche a innovazione e tecnologia. Con la volontà si può far tutto. Io credo che nelle nostra città ci siano delle maestranze così qualificate che potrebbero fare qualsiasi tipo di lavoro. Bisogna ricostruire il territorio, basta volerlo».

Siderurgia finita. «Purtroppo la siderurgia in Italia è finita, perché l'energia elettrica è la più cara al mondo, la manodopera è costosa, non abbiamo materie prime e i paesi emergenti si sono appropriati delle nostre tecnologie e le hanno sviluppate. I cinesi producono acciaio alla metà del prezzo di quello che costa a noi. I bilanci delle acciaierie piombinesi parlano chiaro, a leggerli ti spaventi. Nel corso degli ultimi anni, nonostante gli sforzi e le competenze scese in campo per risanare i bilanci dello stabilimento, le perdite continuano ad essere incolmabili e, anziché creare speranza per il futuro dei nostri giovani, riescono solo a tenere vincolato un territorio che potrebbe avere altre prospettive, incompatibili, però, con la presenza dell'industria. I nostri amministratori avrebbero dovuto pensarci 30 anni fa. In altri momenti, quando c'erano più soldi e si poteva spendere, poteva essere fatta una riconversione, senza che nessuno soffrisse. Sarebbe stato un passaggio naturale. Ma se ora lo stabilimento chiude, la gente cosa fa? I nostri amministratori hanno pensato a questo? Oggi non ci sono neppure le risorse per pensare ad una riconversione. E di chi è la responsabilità di questo? Se ti guardi intorno, non esistono responsabili. Tutti parlano, ma non c'è più nessuno che metta la sua faccia ed agisca. Il problema è che troppe volte il merito viene sacrificato a favore di conoscenze e raccomandazioni. Questo è quello che succede molto spesso nelle aziende pubbliche e ormai anche nelle grandi aziende private. Eppure si parla sempre di imprese pubbliche, ma non si dice che dal 2009 ad oggi sono chiuse oltre mille imprese private al giorno, che ogni anno decine di imprenditori di suicidano».

I... suicidi. «Guarda questi dati – mostra un foglio con delle tabelle – dirigenti pubblici, politici, sindacalisti, banchieri si sono mai tolti la vita a causa della crisi? No. A livello di piccole imprese ci troviamo chiusi in una morsa. Nessuno ci aiuta e tutti ci sfruttano. Ci hanno creato talmente tante trappole burocratiche che non abbiamo più la testa per pensare a quelle che potrebbero essere le innovazioni tecnologiche. Questo secondo me è il vero problema del nostro Paese. Se agli imprenditori si toglie l'unica forza che hanno, cioè l'inventiva e di conseguenza la creazione di posti lavoro, il Paese va a finire sott'acqua. Ma non voglio lasciare l'Italia, perché negli italiani credo tantissimo. Combatto qui, nel mio Paese, do il sangue per la mia azienda, cerco di superare la crisi e non so neppure se ci riuscirò. Però più di questo non posso fare».

La crisi. Della crisi Pietrini parla così: «La causa è la mancanza di finanza e lavoro. Ora occorrono dei cambiamenti strutturali e non più solo discorsi. La crisi è stata inevitabile perché, a livello internazionale, alcuni personaggi hanno asciugato tutte le ricchezze. I soldi sono andati a finire in poche banche, andando quindi a mancare la liquidità. Ma è inutile dare la colta ad un politico e ad un altro, anche perché ce li mandiamo noi a governare. Quindi, la responsabilità è anche nostra. Noi imprenditori, per dedicarci al lavoro, abbiamo delegato ai politici il compito di governarci non curandoci di quello che facevano»

«Questa crisi non finirà a breve, dovrà fare il suo corso. L'impegno di noi imprenditori, per il futuro, dovrà essere quello di partecipare più attivamente alle scelte e alla vita politica del nostro Paese. Le imprese, se adeguatamente sostenute, sono in grado di vivere da sole e di dare da vivere a chi ci lavora. Sono state le grandi aziende, quelle appoggiate da finanza e politica, ad attingere sempre alle risorse pubbliche, come la cassa integrazione, mentre arricchivano i loro forzieri privati. Gli imprenditori veri potrebbero farne a meno, basterebbe metterli in condizione di lavorare. Quindi vanno aiutate le aziende che funzionano, perché all'interno c'è gente capace, che si dà da fare e cerca di farle funzionare. Se in un momento di crisi come questo le poche risorse che abbiamo le buttiamo via, mi dici come si fa a risolvere il problema? Non sono critico nei confronti degli ammortizzatori sociali, gli operai non hanno alcuna responsabilità. Io sono critico verso coloro che hanno gestito male queste risorse».

«Insomma – conclude Pietrini – se chi ha la responsabilità delle scelte politiche sul futuro di questo territorio, iniziasse a pensare che è arrivato il momento di smettere di credere di essere il depositario della verità ed iniziasse ad ascoltare chi, come me e molti altri imprenditori, ha speso tutta la vita per far crescere il benessere di chi lavora, io sarei ben contento di dare il mio contributo. Purtroppo credo che questo appello, come al solito, resterà inascoltato».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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