La protesta
Villa romana, il caso diventa politico
La minoranza presenta un’interrogazione: «4500 visitatori in 3 mesi e contratto revocato. La giunta spieghi il perché»
PORTOFERRAIO. «L’amministrazione comunale spieghi perché non si è cercato di tutelare un’attività che aveva restituito un bene pubblico alla collettività, perché non è stato tutelato il lavoro di giovani imprenditrici, perché non si è sostenuto un progetto che in tre anni avrebbe riqualificato e valorizzato un sito di grande valore storico». La Villa delle Grotte, c’era da aspettarselo, diventa un caso politico.
Il gruppo di minoranza consiliare “Cosetta Pellegrini sindaco” ha infatti presentato un’interrogazione consiliare urgente da discutere nel prossimo consiglio del 29 settembre. Questo dopo che la Fondazione Villa romana delle Grotte ha deciso di revocare il contratto con l’associazione Archeo Color. La stessa associazione che, a maggio, ha rilevato la Villa rimasta per anni avvolta nel degrado, portando nei mesi estivi migliaia di visitatori (oltre 4500 biglietti in tre mesi).
L’interruzione del rapporto si è verificata in seguito ad alcuni problemi emersi tra la proprietà e l’associazione, relativi soprattutto all’organizzazione (e ai relativi problemi di sicurezza) degli eventi culturali aperti al pubblico. Quelli che, per intendersi, rendevano la gestione del sito archeologico sostenibile dal punto di vista economico. «La Fondazione, che fa capo a Marcello Pacini – scrivono i consiglieri di minoranza – ha deciso di rescindere il contratto senza alcuna motivazione ufficiale e in maniera brusca. Questo nonostante l’entusiasmo, la fantasia e l’intraprendenza delle tre giovani archeologhe avevano fatto sì che la Villa non fosse solo un sito da visitare ma anche un luogo di incontro. Numerose iniziative svolte non senza difficoltà avevano fatto apprezzare a molti la serietà e la competenza delle archeologhe». La rescissione del contratto, infatti, è stata una doccia gelata per gli operatori turistici e per tanti cittadini, che in questi mesi avevano visitato la villa.
«L’amministrazione era presente all’inaugurazione a maggio, in piena campagna elettorale e in altre occasioni pubbliche – scrivono dalla minoranza – ha sempre fatto pensare di voler sostenere questa coraggiosa iniziativa ma, di fatto, non è stato così, visto che non ha trovato il tempo di convocare un incontro con la proprietà, i gestori e magari con la Soprintendenza che aveva da sempre visto con favore la nuova attività di un sito chiuso al pubblico per anni». Secondo la minoranza consiliare le ragazze dell’associazione Archeo Color non possono che «restare sconfortate da una mancanza di interesse delle istituzioni, se non di facciata, e da un inspiegabile comportamento ostile della proprietà». Ed è proprio alla Fondazione che si rivolgono i consiglieri di minoranza. «La lotta di Archeo Color è stata impari – spiegano – Davide contro Golia, dove Golia si è presentato nelle vesti di un disinteressato mecenate desideroso di restituire la villa alla collettività e di sostenere l’attività di tre giovani ragazze ma invece, probabilmente, celava solo un interesse a risolvere i suoi problemi di gestione, tutela e sicurezza più volte sottolineati dalla Soprintendenza». Lo scontro politico, dunque, è la conseguenza di un comportamento della proprietà che ha lasciato perplessi tutti coloro che hanno seguito da vicino l’attività dell’associazione e le vicende della Villa Romana. «Chiediamo alla giunta – conclude la minoranza portoferraiese – quali azioni metterà in campo e con quali tempi affinché il sito torni ad essere fruibile e sia gestito con la stessa professionalità e competenza, visto che l'esperienza Archeo Color sembra essersi conclusa prima che si raccogliessero i frutti del lavoro.
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