La manifestazione
Aggressioni sui bus, repressione e dialogo la ricetta di Capuano
Troppe reazioni violente da parte di chi è sorpreso senza biglietto Le associazioni immigrati puntano sulla sensibilizzazione
PIOMBINO. «Repressione e dialogo: la strada per evitare problemi da parte di chi non ha il biglietto sul bus e, magari, vuole anche aver ragione e diventa aggressivo, passa da qui».
Le parole sono dell’assessore Claudio Capuano a cui abbiamo girato le nuove segnalazioni giunte in redazione, a Tiemme e alle forze dell’ordine.
La casistica include più spesso gli immigrati. E’ così anche negli ultimi episodi resi noti da utenti che usano spesso i mezzi pubblici. E che quando hanno fatto presente che il biglietto doveva esser fatto e timbrato, sono stati offesi e minacciati. Zona porto, ad esempio. Ma non soltanto lì.
Più volte, gli autisti stessi e i loro rappresentanti sindacali hanno segnalato minacce ricevute, sfociate, in un paio d’occasioni, in tentativi di aggressione. Tanto che, per loro stessa ammissione, a volte preferiscono far finta di non vedere cosa accade alle loro spalle.
Capuano si è sentito con il vicepresidente di Tiemme, Carlo Torlai. Presto si incontrerà anche con i rappresentanti delle forze dell’ordine per affrontare, più in generale, la questione sicurezza. Anche in città.
E’ probabile che si punti a ripetere l’esperienza dei blitz, con i controllori accompagnati dai carabinieri in borghese, soprattutto in alcune tratte. Tipo Piombino-Cecina. La stessa cosa sulla Costa est, in estate, ha dato buoni risultati. Tanto che è salito sensibilmente il numero degli abbonamenti esibiti al momento dei controlli o direttamente agli autisti.
Nella prospettiva, però, Capuano crede soprattutto alla sensibilizzazione e all’integrazione. Anche ad Arci-Samarcanda, la pensano così.
«Il Tavolo interculturale del Cotone, la presenza nelle scuole, gli interventi sul recupero degi spazi urbani a cui collaboriamo, sono anche indirizzati verso il rispetto delle regole», afferma Milvio Bottai.
Bottai si dice consapevole del fatto che ignorare il problema non porterebbe giovamento a nessuno, tantomeno ai cittadini immigrati, e sono i più, che le regole le rispettano. E prende un impegno: «Nell’immediato, cercheremo di incontrare i rappresentanti di ognuna delle etnie presenti sul nostro territorio affinché, a loro volta, sensibilizzino i loro connazionali».
E’ d’accordo anche Diop Djili, presidente della Consulta immigrati, organismo decaduto dopo le ultime elezioni e che, per regolamento, resta in carica fino al rinnovo.
«Sì, conosco il problema. Dovremo insistere con la sensibilizzazione. Abbiamo avuto risposte positive - prosegue Djili - insistendo sul fattore religioso: non pagare un biglietto è come rubare. E le scritture lo vietano. Tanto più avere atteggiamenti violenti».
In effetti, ogni anno l’evasione costa all’azienda tra i 150mila e i 200mila euro solo per quanto riguarda la nostra zona.
Valeria Parrini
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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