Sicurezza
Il Pd prova a raffreddare lo scontro tra i due big
Il duello per conquistare un posto in lista tra l’ex sindaco Anselmi e Tortolini fa temere al gruppo dirigente una spaccatura e gravi rischi elettorali
PIOMBINO. L’uscita pubblica di Gianni Anselmi, quel «sono disponibile» che rappresenta di fatto la sua discesa in campo in vista delle Regionali, non sarà stato certo un fulmine a ciel sereno in casa Pd, ma allo stesso tempo ha aperto ufficialmente un caso particolamente spinoso.
Proprio le novità delle ultime ore hanno consigliato al gruppo dirigente di aprire la discussione sulle Regionali non con la direzione, già fissata per stasera, ma con l’assemblea territoriale, organismo prodotto dall’ultimo congresso e che conta un’ottantina di dirigenti, di cui fa parte anche l’ex sindaco. I due protagonisti della vicenda – il consigliere regionale uscente Matteo Tortolini e Gianni Anselmi – per ora si affrontano da lontano, ostentano serenità, evitano di spargere veleno uno nei confronti dell’altro, ma certo il duello che si prepara ha in sé i germi di una spaccatura che il Pd teme come la peste in vista delle elezioni. Perché la preoccupazione del Pd è che lo scontro che si prepara fra due pezzi del valore di Tortolini e Anselmi – sia esso con le primarie, ipotesi comunque difficile da percorrere, o col voto dei circoli – alla fine produca una lacerazione nel proprio elettorato difficilmente sanabile in vista di una competizione come quella delle Regionali dove il sistema elettorale basato sulle preferenze (e non più sul listino bloccato dopo le primarie come cinque anni fa) è già di per sé potenzialmente penalizzante nei confronti di Livorno, che manda al voto oltre il doppio di elettori rispetto a Val di Cornia ed Elba.
Seguendo questo ragionamento non convince il gruppo dirigente nemmeno l’ipotesi relativa alla possibilità per Val di Cornia-Elba di avere un candidato in più in lista, perché magari si eviterebbero le primarie ma con Tortolini e Anselmi in lizza diventerebbe concreto il rischio di una divisione dei voti capace di far fallire l’obiettivo di portare a casa un consigliere regionale.
Situazione difficile da gestire, quindi, che una parte del gruppo dirigente vuol provare a raffreddare, visto che c’è ancora tempo per la decisione finale. Qualcuno ragiona anche sull’ipotesi che il governatore Enrico Rossi, se vincerà le elezioni, possa portare uno dei due a Firenze come assessore, lasciando l’altro nel posto di consigliere. Pura ipotesi appunto, anche se il territorio, alle prese con una crisi di queste proporzioni, avrebbe non poche ragioni per chiedere una rappresentanza in giunta.
La prima mossa che pare più probabile è quindi quella di un’apertura alle candidature già in campo (e addirittura altre se ne potrebbero manifestare, ad esempio all’Elba), avviando un percorso di consultazioni interne. Nell’attesa del regolamento regionale, che avrà forse un peso decisivo nella soluzione del caso.
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