Sicurezza
Cinquant’anni di arte e natura nel museo open air a San Martino
Centinaia di turisti hanno visitato il parco di Italo Bolano nell’anno del Bicentenario di Napoleone «L’Imperatore? Un romantico tragico, un po’ come me. Amo ancora svegliarmi all’alba per dipingere»
PORTOFERRAIO. Basta varcare la porta d’ingresso, segnata da un gigantesco fiore d’acciaio, per trovarsi in una sorta di mondo parallelo. Dove i confini canonici dello spazio e del tempo sono spazzati via e l’arte, i materiali, la natura e persino la vita privata si confondono. Senza alcuna soluzione di continuità. È forse questo il modo più immediato per descrivere l’Open Air Museum dell’artista elbano Italo Bolano, creato cinquant’anni fa nella campagna di San Martino. Un museo a cielo aperto che negli anni è cresciuto, si è sviluppato, trasformato assieme alla vita stessa del suo padre artistico. Ed oggi rappresenta un centro di eccellenza per l’isola. Di sicuro una voce fuori dallo spartito della classica offerta turistica elbana che, forse proprio per questo motivo, non viene poi così compreso dagli stessi elbani.
«Ho sempre trovato più comprensione fuori, l’isola mi ha riservato spesso delle delusioni – racconta Italo Bolano, mentre mostra alcune delle installazioni artistiche disseminate tra le piante e gli alberi del parco di San Martino – quando decisi di creare questo museo c’era chi metteva le pietre davanti all’ingresso per non far passare i visitatori. Nonostante tutto mi sono rimboccato le maniche. Piantavo alberi e contemporaneamente realizzavo opere artistiche. È così che il parco è nato e via via ha accolto artisti provenienti da tutto il mondo».
Passeggiare tra le installazioni di ceramica (Bolano ha perfezionato la tecnica osservando da vicino gli artigiani di Sesto Fiorentino) è un’esperienza da provare, così come gustarsi le opere in ferro e la “Scala del cielo”, il monumento dedicato all’amico Mario Luzi. Trenta monumenti si svelano nei 10mila ettari di terreno a San Martino, a cui si aggiungono tantissimi quadri e sculture mostrate nelle gallerie: un insieme di opere che esaltano la vena “espressionista astratta” dell’artista elbano. Nell’anno del Bicentenario di Napoleone Bolano ha allestito due mostre sul territorio elbano, una a Portoferraio e una a Marina di Campo, e lo stesso parco di San Martino è stato visitato da un numero impressionante di visitatori. Del resto Napoleone è uno dei soggetti preferiti dell’arte di Bolano: «In fondo l’Imperatore è un romantico tragico, come anch’io amo definirmi – racconta – ha provato a combattere e a vincere, spinto dalla sua infinita brama di conquista. Ma alla fine è finito sulla croce».
Il legame tra Italo Bolano e il museo a cielo aperto creato 50 anni fa, è fortissimo. Quasi non si avverte la distinzione tra il padre e la sua creatura. «Ma la mia preoccupazione è che quanto ho realizzato sia destinato ad andare perso quando non ci sarò più – spiega Bolano – io sono ancora carico, mi sveglio all’alba per dipingere». Italo Bolano gestisce il parco solo con l’aiuto della compagna. «Il lavoro è enorme – racconta – considera che sono giardiniere, artista, scultore e artigiano al tempo stesso. Abbiamo i laboratori di ceramica che sono molto seguiti e una sorta di bookshop. Portare avanti tutto da soli non è una passeggiata». È come se tra l’artista e il suo parco ci fosse un’attrazione reciproca. Per capirlo basta addentrarsi nell’appartamento di Italo: i cataloghi sistemati in salotto, i quadri appesi dappertutto, il tavolo da salotto che è un’autentica opera d’arte, persino il bagno è un simbolo di creatività. «Sono in sintonia con la natura e la vena creativa non viene mai meno – spiega Bolano – Ma non sono eterno e sarebbe un peccato che dopo di me tutto ciò andasse perso. Le istituzioni all’Elba, però, non sono così sensibili e, troppo spesso, i progetti di cui parliamo restano sospesi nel vuoto».
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