Il dolore
IL FALLIMENTO DI UNA SCELTA SBAGLIATA
DI CRISTIANO LOZITO Che la scelta di Genova come meta finale per la demolizione della Concordia fosse una forzatura, i piombinesi l’avevano capito subito. La continua denigrazione dei lavori in corso...
DI CRISTIANO LOZITO
Che la scelta di Genova come meta finale per la demolizione della Concordia fosse una forzatura, i piombinesi l’avevano capito subito. La continua denigrazione dei lavori in corso sul nostro porto da parte del prefetto Franco Gabrielli del resto aveva fatto intendere che difficilmente il relitto sarebbe finito a Piombino, porto naturale per una serie di ovvie considerazioni. I piombinesi speravano nella politica, nella validità dei pronunciamenti del governo (ad esempio quelli dell’ex ministro Corrado Clini), nella volontà di dare un segnale importante sul sostegno delle istituzioni a un territorio alle prese con una durissima crisi industriale. Niente, alla fine prevalse la scelta della Costa, accompagnata dalla valutazione sull’assoluta necessità di far presto (dopo due anni e mezzo) a liberare dal relitto il Giglio, che proprio non poteva attendere quei tre mesi in più sufficienti a Piombino per accogliere la Concordia. Si diceva che il successo dell’operazione era garantito dagli spazi e dalle professionalità presenti a Genova. Invece, due mesi dopo il trasferimento della nave dal Giglio si scopre che i lavori di “alleggerimento” del relitto per portare il pescaggio medio da 18,5 a 15,5 metri e consentirne così lo spostamento dall’area portuale di Prà-Voltri a quella dei bacini di carenaggio, non sono mai iniziati. E che le giustificazioni ufficiali (la ricerca del corpo dell’ultima vittima ancora dispersa, i guai legati alle trombe d’aria di agosto) in realtà coprivano un’incredibile verità: l’efficientissima Genova non si era preoccupata di dove smaltire qualche tonnellata di materiale. Così la Concordia, portata via in fretta e furia, come minimo se ne starà lì qualche mese in attesa di una soluzione.
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