Lutto
Lo scavo si racconta Archeologi all’opera sulla mansio romana
PIOMBINO. «Lo scavo viene “svelato” (nella foto sopra) e sotto si risvegliano i piccoli animali e le grandi storie che questo incredibile campo continua a raccontare...» . A dare il benvenuto (ai...
PIOMBINO. «Lo scavo viene “svelato” (nella foto sopra) e sotto si risvegliano i piccoli animali e le grandi storie che questo incredibile campo continua a raccontare...» . A dare il benvenuto (ai molti curiosi che si fermano lungo la Vecchia Aurelia) sui resti della “mansio” romana di Riotorto – fine I secolo a.C. – Enrico Zanini e Elisabetta Giorgi (dipartimento di scienze storiche e dei beni culturali dell’Università di Siena) qui fin dal 2003. «Da allora – ricordano – gli scavi “vivono” in contatto con la comunità locale, col mondo della scuola . Già in programma visite degli alunni di Populonia e Riotorto».
Zanini è soddisfatto anche perché quest’anno «vista la maggiore possibilità di alloggi saranno ben 18 studenti a partecipare allo scavo, anche da Bologna e Aquileia». Di nuovo in campo l’arte contemporanea che promuove l’archeologia: nella recinzione c’è di nuovo il “Nido” di Antonio Mazzolai che si inserisce perfettamente nello scavo in attività e, a breve, si attendono i pannelli di foto dei ragazzi appena passati alle medie.
Archeologi all’opera sul sito fino al 10 ottobre e in contemporanea sul web. Oltre la pagina di facebook sempre aggiornata “uomini e cose di Vignale” da vedere il link di un progetto on line da pochissimi giorni: un blog curato anche da Elisabetta Giorgi e da altri archeologi di Vignale che parla di archeologia e bambini: “ArcheoKids”.
«Vogliamo raccontare – ricorda Giorgi – l’archeologia ai bambini come si raccontano le storie di draghi, cavalieri e folletti. Vogliamo raccontare le scoperte, i luoghi, la storia, i miti, gli uomini e le donne di oggi e di ieri, le difficoltà e le speranze, le idee e i progetti. Vogliamo – sottolinea – che i bambini imparino a conoscere più da vicino il lavoro degli archeologi e a percepirne non tanto l’eccezionalità ma l’ordinarietà. Sogniamo un futuro in cui i grandi insegnino ai bambini cosa vuol dire essere cittadini in un Paese meraviglioso e ricco di storia e bellezza come l’Italia e i bambini scelgano da grandi il mestiere dell’archeologo. Forse un giorno il loro sogno si realizzerà».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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