Il Tirreno

Giugiaro alla festa dell’amico Miyakawa

di Francesca Barone
Giugiaro alla festa dell’amico Miyakawa

Celebrati i trent’anni dell’azienda Bulichella, il proprietario giapponese e il design sono amici da una vita

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SUVERETO. «Grazie. Arigato». Nessuno discorso, solo una parola in due lingue: italiano e giapponese. Due idiomi che hanno accompagnato la vita di Hideyuki Miyakawa e che non potevano mancare, sabato scorso, durante la festa per i trent'anni dell'azienda suveretana Bulichella. Una giornata per celebrare la storia e i successi di un imprenditore e della sua straordinaria famiglia. Intorno a Miyakawa, amici storici, collaboratori e soprattutto la sua numerosa tribù: i figli Mario, Zenjiro, Antonio, Shizuko, Sara, Davide, i suoi 15 nipoti e la seconda moglie Yoko. Assente giustificata la figlia Nalini. Tutti stretti in un simbolico abbraccio hanno salutato con un brindisi i trent'anni della Bulichella. Calici in alto e l'augurio di collezionare nuovi successi con i vini dell'azienda suveretana. Gli ospiti sono stati ricevuti in un grande giardino terrazzato, da cui l'occhio si perde su una distesa di vigneti. Musica in sottofondo, i vini della Bulichella serviti dai sommelier, e i prodotti di alcune aziende della Val di Cornia: l'olio, le creme e le confetture dell'Olivodoro di Suvereto; la frutta e la verdura di Pasquini & Ridulfo di Campiglia; i formaggi di Francesco Deiola di Suvereto; i salumi e la porchetta di Patrone di Venturina. Con l'aleatico sono stati invece serviti quattro varietà di cioccolatini piemontesi. A illustrarne le caratteristiche, in un marcato accento torinese, uno dei quindici nipoti di Hideyuki, il figlio di Shizuko. A lui il nonno si è avvicinato e, piano, ha chiesto qualcosa. Uno scambio di battute in giapponese che ci ha incuriosito. Abbiamo chiesto a Miyakawa se il nipote parla bene la sua lingua e lui, pacatamente ha risposto di no, suscitando così la risata del ragazzo.

Lì, nella cantina storica, è racchiusa la storia della Bulichella, con tutti i vini prodotti ogni anno dall'azienda. Viene da sorridere guardando una vecchia bottiglia. La prima etichetta della Bulichella riportava solo la scritta verde “Vino da tavola di Suvereto”. Solo dopo è arrivato il logo che ancora oggi contraddistingue i vini dell'azienda: due cipressi e una collina, che richiamano la campagna toscana e un sole che ricorda quello della bandiera giapponese. A realizzarlo è stata Cinzia Ghelardini, presente anche lei alla serata. «I cipressi accompagnavano quello che un tempo era il viale di ingresso della Bulichella – ha spiegato Cinzia – Nell'etichetta sono solo due e rappresentano Hideyuki e sua moglie Marisa». Nella cantina, tra bianchi, rossi e aleatici, spuntano frammenti di vita di Miyakawa: fotografie in bianco in nero, diplomi e medaglie assegnati ai vini dell'azienda, il titolo di Cavaliere dello Stato che nel 2006 il presidente Napolitano ha conferito a Hideyuki, il libro che Miyakawa ha scritto per ricordare la moglie scomparsa nel 2003, alcune copie della rivista giapponese “Car graphic” di cui è collaboratore e infine, una meravigliosa Riley, ancora funzionante. È la prima auto inglese entrata a Berlino nel 1944. La passione per i motori ha scandito la sua storia e gli ha permesso di incontrare quelli che poi sono diventati gli amici di una vita, come il designer Giorgetto Giugiaro e il pilota, team manager e costruttore Suzuki, Roberto Gallina. Presenti entrambi al trentennale della Bulichella. A Gallina il compito di descrivere le due moto esposte in giardino: la Mv Agusta 3 cilindri 500, pilotata tra il 1970 e il 1974 da Giacomo Agostini e vincitrice di 7 titoli mondiali e la Suzuki xr 40, vincitrice, con Franco Uncini in sella, del campionato del mondo 1982. Toccante l'abbraccio con Giorgetto Giugiaro. «Hideyuki è mio fratello giapponese – ha detto il designer – Insieme abbiamo fatto un lungo percorso di lavoro che ci ha entusiasmato e dato anche successo. Mi ha introdotto in Giappone per sviluppare progetti coma la Nikon. C’è un sentimento fraterno che ci lega da una vita. Ricordo i meravigliosi giorni trascorsi con Hideyuki e Marisa. Lei ci manca molto. È Marisa la vera anima della Bulichella». Parole che hanno suscitato un applauso, dedicato a lei, Marisa Bassano, che ha creduto nel progetto Bulichella e soprattutto nell'agricoltura biologica.

In fondo, è l'amore la chiave di questa storia. L'amore per la conoscenza, per la terra, per il prossimo, per i figli, per il marito. Un profondo amore che Marisa Bassano ha lasciato in eredità alla sua grande famiglia. E che sabato si respirava alla Bulichella, perché Marisa, come hanno ricordato amici e familiari, ne era la vera anima. «Stasera – sorride la figlia Shizuko – non ne abbiamo sentito la mancanza, perché mamma è sempre qui, alla Bulichella».

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