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marciana marina, di pirro

«Il nuovo porto scempio della rada»

MARCIANA MARINA. «Un delitto quasi perfetto». Uno scempio paesaggistico nella rada marcianese, se le varianti al regolamento urbanistico e al Piano regolatore del Comune dovessero tradursi in realtà....

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MARCIANA MARINA. «Un delitto quasi perfetto». Uno scempio paesaggistico nella rada marcianese, se le varianti al regolamento urbanistico e al Piano regolatore del Comune dovessero tradursi in realtà.

È il parere di Paolo Di Pirro, consigliere di minoranza di Marciana Marina, all’indomani dell’adozione da parte della maggioranza delle varianti del piano regolatore del porto. La Torre non impreziosirebbe più la rada marinese come sta facendo adesso, soffocata come sarà da tutta una serie di interventi. Quali? Il nuovo pennello soprafflutto; quindi un nuovo molo al posto di quello dei sassi. Non basta. Una teoria di pontili galleggianti e verso la Torre, emblema del Comune, moderne gru.

«Un monumento all’ipocrisia paesaggistica ed estetica – dice il rappresentanza della minoranza – a favore dell’ennesimo inutile scempio e della cementificazione di uno dei più mirabili, insostituibili e non replicabili scenari, non solo elbani: la rada di Marciana Marina, con il suo porto impreziosito dalla Torre». E disegna come sarà nel prossimo quinquennio la rada di Marciana Marina.

«All’ingresso del porto – dice – bisogna immaginare un pennello lungo ottanta metri e alto fino a cinque metri. Poi, dove ora si vede il moletto dei sassi, un nuovo molo a sassi e banchina carrabile in cemento con un tracciato a forma di ‘L’ lungo sessanta metri e alto due metri.

Non è finita. Ricoprirà permanentemente la rada anche in assenza di barche una teoria di pontili galleggianti. Infine delle gru proprio alla radice della Torre, visibili –si dice- solo mentre operano, essendo del tipo a scomparsa».

«Non mi stancherò ma di ripetere – continua ancora Paolo Di Pirro – che la riqualificazione del porto del paese potrebbe essere un’occasione storica di sviluppo, se realizzata nei modi opportuni, in una logica coerente di sistema-paese e a patto che non generi solo un autolesionistico scempio». E il consigliere conclude: «Ipotizzare la cementificazione e la tombatura della rada non solo garantirà il benessere eventualmente ipotizzato, ma comprometterà l’unica reale ricchezza del paese che è il paesaggio».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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