Il Tirreno

LA STORIA

«Devo tutto a mia moglie Ivonia»

Compagna di vita e di interessi: ha sposato anche il mio lavoro

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PIOMBINO. Una storia professionale legata a quella industriale italiana. Una storia personale che ha come stella polare una donna. Il suo nome era Ivonia Tambelli. «Lei è stata la mia più grande fortuna», parla così, Franco Fossi, della moglie, madre dei suoi due figli e compagna di una vita ricca di esperienze. Sì, perché la storia di Franco inizia a Venturina nel 1942, ma la famiglia si trasferisce presto a Piombino. Padre ferroviere e mamma casalinga non possono garantire al primogenito Franco quello che lui desidera: un percorso di studi. «Anche a mia madre sarebbe piaciuto che studiassi, ma non c'erano i soldi, così dopo le elementari, invece di andare alle medie, presi le industriali e poi il professionale, tre anni. Sono orgoglioso di ciò che ho realizzato da zero. Nel primo libretto di lavoro la mia qualifica era manovale specializzato». A 19 anni arriva l'occasione: la Cge General Electric, a Piombino per rimodernare un laminatoio alle acciaierie, offre a Franco l’assunzione a tempo indeterminato. Era il 1961, l'Italia del boom economico: «L'Italia che ho avuto la fortuna di vivere. Andavamo in giro per il mondo a mettere in servizio impianti industriali. Si trattava della migliore tecnologia possibile e quei tredici anni hanno rappresentato per me l'esperienza a maggior spessore formativo». Con Franco, in giro per il mondo, Ivonia, che nel frattempo era diventata sua moglie e mamma di Antonella e Francesco. «Mi ha seguito ovunque, aveva la mia stessa curiosità e il mio entusiasmo. Non aveva sposato solo me, ma anche il mio lavoro». Con i bambini in età scolare i coniugi Fossi decidono di tornare a Piombino. Franco si dimette dall'Ansaldo (che aveva incorporato la Cge) e viene assunto alle acciaierie come caporeparto alle colate continue. Era il 1973.

«Nel 1982 a seguito dell'acquisto di un impianto di colata continua da un'azienda giapponese, feci diversi viaggi in Asia affacciandomi così alla cultura industriale giapponese, che si riassume in una sola parola: kaizen. Un'esperienza che mi ha segnato e che ho poi potuto mettere in pratica». Nel 1986, mosso da una voglia di ricerca, crea la Sider Sistemi. La sede era in via Alfieri. Ha inizio, così, una collaborazione con la Voestalpine austriaca per sviluppare tecnicamente gli strumenti. «Mi accorsi che esisteva un mercato ricettivo ma allora non avevo molto tempo da dedicare all'azienda». Nel 1990 Fossi lascia le acciaierie e accetta un'offerta dalla Magona. «Avevano bisogno di un dirigente per la manutenzione. Sono rimasto fino 1995. Poi la pensione». Dal 1995 al 1998 Franco, per la Lucchini, vola, come consulente, a Varsavia. «Naturalmente insieme a mia moglie, non sarei mai partito da solo. I ragazzi erano all'università e la voglia di girare che avevamo appena sposati era ancora viva». Terminata l'esperienza polacca Fossi comincia a dedicarsi a tempo pieno alla sua azienda. Trasferisce la sede in via Pacinotti e cambia il nome in Sider System. «Se mi guardo indietro sono soddisfatto del mio percorso professionale, ma il merito di questo successo lo devo in gran parte a mia moglie Ivonia, lei che oggi non è più al mio fianco». (f.b.)

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