Il Tirreno

«Mio figlio entra o chiamo i carabinieri»

di Luca Centini
«Mio figlio entra o chiamo i carabinieri»

Tensione al Brignetti per il caso degli studenti esclusi dalla prima: hanno fatto lezione dopo la protesta dei genitori

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PORTOFERRAIO. Pochi sorrisi. Solo tanta tensione e polemiche. E persino l’arrivo dei carabinieri. È la prima campanella anomala degli alunni della prima classe articolata del Brignetti, nell’occhio del ciclone per l’esclusione di sette alunni (ripetenti e con sedici anni compiuti, sebbene solo tre di loro hanno intenzione di continuare a frequentare l’istituto portoferraiese) per la mancanza di un’aula capace di accogliere più di 30 persone (tra alunni e insegnanti).

Sono le 8,30 quando i tre studenti esclusi si presentano regolarmente con i compagni all’ingresso della scuola di Concia di Terra. Sono accompagnati dai genitori. Prima del suono della campanella il vice preside Gino Guglielmi spiega loro le ragioni della scuola. L’aula che accoglie la prima classe articolata non è idonea per più di trenta persone. Per questo la decisione di tenere fuori i tre ragazzi con un’età che va oltre la scuola dell’obbligo (un quarto presente ieri mattina ha raccontato di essersi vista respinta la richiesta di iscrizione). Alle carenze strutturali, più volte denunciate per il Brignetti (il primo piano è inagibile dalla scorsa primavera per il cedimento del tetto) e per le altre scuole, si aggiunge l’aspetto legato a una carenza “comunicativa” tra l’istituto e le famiglie. I genitori sostengono di aver saputo solo in via informale dell’esclusione, ufficializzata solo l’11 settembre quando la scuola ha dato l’ok alla composizione delle classi. «Non ci è stato comunicato niente in modo formale – ha spiegato una delle mamme degli alunni esclusi davanti al vice preside – per questo mio figlio entrerà regolarmente in classe. È un suo diritto. E se non gli sarà permesso sono pronta a chiamare i carabinieri».

Dopo alcuni minuti di discussione i ragazzi, sia quelli compresi nella classe sia i tre esclusi, si avvicinano all’ingresso della scuola. La linea dell’istituto sembra intransigente: «Non possono entrare perché non ci sono le condizioni di sicurezza adeguate». All’assemblea si unisce il sindaco di Portoferraio Mario Ferrari, che ascolta le ragioni dei genitori e prova a mediare. Quando l’accesso viene negato ai ragazzi (per alcuni minuti non entrano né gli iscritti né gli esclusi), i genitori chiamano i carabinieri: «Viene negato ai nostri figli di entrare a scuola, è un fatto contrario alla Costituzione». Il tira e molla si esaurisce, o almeno così pare, quando si apre il portone di ingresso e anche i tre ragazzi esclusi entrano. Ma la concitazione del momento non si esaurisce, dal momento che - per ragioni di sicurezza - dall’istituto si insiste per tenere fuori gli alunni, tanto che è la stessa scuola a chiamare i carabinieri. I militari arrivano intorno alle 10, ascoltano i genitori e i responsabili dell’istituto. Intanto i ragazzi, almeno per ieri, restano a scuola. Nelle prossime ore si capirà meglio il destino dei tre alunni: i genitori hanno richiesto l’accesso agli atti per andare a fondo a questa vicenda. «I nostri figli non devono essere vittime delle carenze strutturali che denunciamo da anni alla Provincia e agli altri enti – hanno detto – vogliamo le motivazioni ufficiali dell’esclusione e capire perché la scuola non ci ha comunicato niente in via ufficiale».(lu.ce.)

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