Il Tirreno

Da ieri via al fermo biologico ma i pescatori aspettano i soldi

I sei armatori piombinesi dello strascico chiedono ammortizzatori sociali per fronteggiare la crisi Non hanno ancora ricevuto il rimborso per lo stop del 2013 e temono che salti anche quest’anno

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PIOMBINO. Fermo biologico. Pescherecci all’ormeggio da ieri fino al 15 ottobre. Un mese tondo. E senza garanzie sul (parziale) risarcimento economico dovuto. Ancora stanno aspettando quello dello scorso anno.

Il problema su Piombino riguarda sei pescherecci, una dozzina di persone e, quindi, di famiglie. A segnalarlo è il portavoce degli armatori dello strascico locale, Francesco Pampana.

«E’ giusto che per i lavoratori della siderurgia e per molte altre categorie, funzionino gli ammortizzatori sociali. Tipo i contratti di solidarietà. Tutte forme con cui si attenua il danno che le persone sono costrette a subire con la crisi», afferma Pampana. Che di protezioni analoghe ne chiede per la sua categoria.

Riepilogo della situazione: L’Unione europea da circa 15 anni impone il fermo biologico per un mese. Gli Stati lo recepiscono e modulano gli interventi a favore dei lavoratori del comparto, in modo diverso gli uni dagli altri.

In Italia il risarcimento si calcola secondo una serie di parametri. E non è enorme. Per un’imbarcazione come quella di Pampana, ad esempio, si va sul migliaio di euro per un mese di stop. In più sono previste forme di cassa integrazione.

«Nessuno di noi ha visto i soldi dell’anno scorso. Tantomeno la Cig. In più sentiamo dire che, a livello nazionale, per quest’anno il ministero delle Politiche comunitarie potrebbe non garantire le coperture. Tradotto, significa che, quindi, c’è il rischio che non arrivi un euro», prosegue Pampana.

Senza il rimborso passato e con la possibilità che non arrivi niente per il 2014, è difficile approfittare del mese di fermo per fare manutenzioni alla barca. Perchè hanno un costo.

Il sistema del fermo viene, comunque, ritenuto punitivo. Le regole in vigore dicono niente strascico il sabato, la domenica e quando il calendario segna rosso.

Si sommano i trenta giorni consecutivi tra settembre e ottobre. «Almeno ci dessero la facoltà di individuarli a discrezione nostra. Che ne so, una settimana o due in un periodo, il resto in un altro. In base alle esigenze dei singoli titolari dell’attività. Invece, no. Un mese continuativo e sempre tra settembre e ottobre», aggiunge l’armatore. Per il quale «non è che il fermo biologico faccia tutti questi miracoli. La quantità di pesce che troviamo alla ripresa è più o meno la stessa».

Tra i problemi che affliggono la categoria, c’è quello dei prezzi. «Se peschi un po’ di più, i prezzi calano. Ma solo per noi. Perchè sul mercato, per i consumatori, i costi rimangono più o meno quelli che sono», chiude Pampana. (v.p.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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