Sicurezza
Sprofondamenti, i tecnici replicano al sindaco di Rio Elba
RIO ELBA. Luigi Carmignani docente di geologia all'università di Siena è perplesso nel leggere sui media locali la frase del sindaco di Rio Elba, Claudio De Santi che recita: «Dispiace che dal 2008...
RIO ELBA. Luigi Carmignani docente di geologia all'università di Siena è perplesso nel leggere sui media locali la frase del sindaco di Rio Elba, Claudio De Santi che recita: «Dispiace che dal 2008 al 2013 si siano persi 5 anni senza che i due tecnici abbiano dati sufficienti su quello che è accaduto». Alcune ombre paiono calare sui tecnici coinvolti nelle note vicende legate ai crolli riesi (sinkholes), cioè i geologi Nicola Casagli e Luigi Carmignani, che venerdì scorso sono stati protagonisti di un incontro pubblico sul tema. «Come dice il sindaco - fa notare Carmignani - anche a me sembra sia stato perso molto tempo. Spero che gli unici ad aver fatto qualche cosa a titolo gratuito non saranno accusati di non aver fatto abbastanza! Non solo, io non agisco dal 2008 e non ho mai ricevuto nessun incarico da Comuni, Provincia o dalla Regione. Che io sappia, non è mai stato effettuato uno studio organico del sottosuolo riese basato su dati geofisici integrati come microgravimetria, geolettrica 3D, georadar a base frequenze, e altro che interessi tutta l'area a rischio. Indagini che sono ormai riportate da tempo da specifiche normative regionali in caso di sprofondamenti in aree carsiche. Il sottoscritto ha seguito le attività di ricerca geologiche, geomorfologiche, idrogeologiche e simili, svolte nell'ambito di tesi di dottorato, le cui borse di studio sono state finanziate per il 50% dalla società Asa e per il 50% dall’università di Siena. Come ho cercato di illustrare all'incontro proposto dal circolo Pertini e attuato dal Comune di Rio Marina, queste ricerche hanno permesso di definire con grande precisione l'evoluzione geomorfologica dell'area, le cause predisponenti del fenomeno e di escludere, secondo i nostri risultati, alcune cause scatenanti. Questi dati sono messi a disposizione per un’eventuale ricerca finalizzata a definire una mappa della pericolosità dell'area a rischio».
E Nicola Casagli ha una posizione diversa. «Non rilascio dichiarazioni ulteriori, ciò che avevo da dire l'ho detto in piazza Mazzini venerdì scorso». All'incontro pubblico ha ribadito la sua tesi: può essere creata una variante di strada su zona più sicura individuata, già presentata già alle autorità, vanno poi ridotti gli emungimenti dai tanti pozzi presenti nella zona e c'è da proseguire il monitoraggio sui 12 ettari di area a rischio, esaminata in 13 mila punti ogni 15 minuti, edifici compresi.
Stefano Bramanti
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