Gioco
La 3Emme ora può pagare gli stipendi arretrati
Decisivo l’intervento del prefetto. Ieri assemblee in fabbrica tra paure e speranze Gabrielli (Fiom) attende il piano industriale di Jindal e prevede un ottobre caldo
PIOMBINO. Una (rara) buona notizia per i 75 lavoratori della 3Emme: con un intervento diretto del prefetto Tiziana Costantino sono stati sbloccati i conti dell’azienda. La quale azienda ora non ha più ostacoli per mettere in pagamento le ultime due mensilità che attendono i lavoratori.
L’intervento del rappresentante governativo era stato chiesto da Fim, Fiom e Uilm, che ora ringraziano il prefetto per la tempestività. I sindacalisti sono stati ricevuti giovedì mattina e in serata il prefetto è intervenuto su Equitalia. Il problema infatti (anzi, l’ennesimo problema) era rappresentato da un ricorso perso dall’azienda con l’Inps a proposito della mobilità. Grazie a un accordo con Equitalia, la 3Emme aveva ottenuto la rateizzazione del debito con l’Inps. Ma nonostante il pagamento della prima rata i conti erano rimasti bloccati.
Il prefetto è dunque intervenuto su Equitalia per velocizzare la pratica. Ora i conti sono liberi, il tempo di recuperare liquidità e i lavoratori finalmente potranno essere pagati, compreso il 10% di copertura regionale della cassa integrazione.
Ma la situazione in generale è critica, sia nell’indotto che per i lavoratori diretti. Ieri si sono svolte le assemblee in fabbrica alla Lucchini, con i lavoratori divisi tra paura e speranze. Paura, perché la nuova offerta della Jsw è solo leggermente migliorativa rispetto alla precedente. La speranza è legata, ancora una volta, alle promesse.
«In un momento in cui l’Italia rischia di perdere l’industria manifatturiera - dice Luciano Gabrielli (Fiom) - il fatto che ci sia un imprenditore disposto a investire su Piombino è positivo. Ora però bisogna capire quale sarà il piano industriale che Jindal presenterà entro dicembre. A cominciare dall’area fusoria».
Gabrielli prevede un ottobre caldo e indica anche una data, il 15 dicembre: «E’ necessario chiudere entro quella data e arrivare a gennaio con un accordo complessivo, oppure diventerà un problema serio. A oggi abbiamo i contratti di solidarietà alla Lucchini che scadono il 15 aprile, ma anche quelli alla Lucchini servizi che scadono il 20 ottobre. Ottobre sarà il primo vero banco di prova. Tutti dovranno fare la loro parte: Governo, istituzioni, sindacati, lavoratori. Quanto a noi, ci saranno momenti in cui ci sarà bisogno di ragionare con le istituzioni e momenti in cui dovremo ricorrere alla mobilitazione. Non azioni singole, però, ma collettive. Anzi, assolutamente collettive: bisogna coinvolgere tutta la città. Perché, non ce lo dimentichiamo, questa non è la vertenza della Lucchini ma di un intero territorio».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
