Il Tirreno

Giuliani frena sulla centrale a carbone

Giuliani frena sulla centrale a carbone

«Il tema non è all’ordine del giorno: manca il piano industriale di Jindal, e non sappiamo se e come ripartirà la produzione»

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PIOMBINO. Prima il presidente Enrico Rossi, poi il viceministro Claudio De Vincenti, quindi il patron della B&S, Andrea Marini: tutti convinti dell’importanza fondamentale di una centrale a carbone per dar corpo ai progetti di riapertura dell’area a caldo Lucchini.

Un pressing che a Massimo Giuliani, peraltro già intervenuto sulla questione nei giorni scorsi sul Tirreno, non è piaciuto per nulla. Così ieri, dopo aver letto sul web le reazioni (molte ma non tutte) preoccupate all’ipotesi di una centrale, il sindaco ha inviato una nota ai giornali per dire che «la centrale a carbone non è un tema all’ordine del giorno».

Frenata dunque, su un tema che aveva vissuto un’oggettiva accelerazione negli ultimi giorni: «Si tratta di una discussione del tutto prematura – dice Giuliani – in una situazione in cui mancano un piano industriale ed elementi fondamentali che consentano di avviare un ragionamento in quella direzione».

Così il sindaco ribadisce che «se nel prossimo futuro si rendesse necessario pensare alla produzione di energia in forme diverse da quelle preesistenti, allora esamineremo la questione attivando anche dei percorsi di informazione e di partecipazione con la cittadinanza».

Il fatto è secondo Giuliani che comunque «attualmente non è così. Non sappiamo se e con quali modalità e con quali tecnologie verrà prodotto di nuovo l’acciaio a Piombino, cosa che auspichiamo. E’ quindi estremamente difficile aprire una discussione su un eventuale approvvigionamento energetico funzionale all’area a caldo, in una fase ancora indefinita come questa».

Infine il sindaco sembra lanciare un messaggio a Regione e Governo, quando ribadisce «il ruolo centrale degli enti locali nella programmazione e nelle scelte strategiche che condizionano lo sviluppo locale. Un ruolo improntato alla modernità ecologica e allo sviluppo sostenibile che deve andare prioritariamente nella direzione dell’utilizzo di risorse non inquinanti. Sul nostro territorio grava già una forte pressione ambientale, causata, tra le altre, anche dalla presenza della centrale termoelettrica di Tor del Sale. Il compito del Comune – conclude Giuliani – nel quadro di un nuovo assetto industriale, sarà quello di raggiungere un punto di equilibrio che consenta di mantenere un saldo ambientale ed ecologico fortemente positivo».

Della stessa opinione è Luciano Gabrielli, segretario della Fiom: «Si tratta di una discussione senza senso – dice Gabrielli – Occorre vedere il piano industriale di Jindal, altrimenti faremmo solo un ragionamento astratto». (cloz)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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