Il Tirreno

«Così usciamo dal mercato mondiale»

«Così usciamo dal mercato mondiale»

Vino e limiti all’espansione, anche Folonari (Confagricoltura) è duro con le scelte della Regione

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VAL DI CORNIA. «Non possiamo accettare un piano che ingessa la nostra agricoltura in nome della difesa di un paesaggio che è tale solo perché vissuto e regolato dagli agricoltori attraverso le produzioni agricole». Anche il presidente di Confagricoltura Livorno, Guido Folonari - interviene sulla questione del piano paesaggistico. Servirebbero importanti modifiche al Pit togliendo in particolare qualsiasi riferimento alle discipline per l'esercizio delle attività agricole visto che nelle schede di ambito territoriale prevarrebbe l'insensata volontà di condizionare lo sviluppo agricolo a un irreale mantenimento di un’agricoltura del passato. Durissimo il commento rispetto a come sarebbero condizionati dal piano i vigneti. «Sono troppi i vincoli e le limitazioni per chi vuole sostituire il vecchio vigneto con uno nuovo o anche realizzarne di nuovi in terreni oggi incolti, stante il mercato globale del vino che per fortuna è in costante crescita. Ragione per cui, invece di andare a limitare e inibire, servirebbero impianti e investimenti su di essi, altrimenti si corre il rischio di uscire dal mercato mondiale del vino». Ma per Folonari i principi ispiratori del Pit hanno un vizio di fondo: «Voler pianificare l'attività agricola su parametri estetici, invece di proporre un’agricoltura attiva e moderna, produttrice di reddito e occupazione e che contribuisce in modo dinamico alla valorizzazione, salvaguardia e tutela del paesaggio. Credo che vi sia la specifica volontà di burocratizzare le scelte pianificatorie agricole, piegandole al solo criterio estetico, fregandosene del codice del paesaggio che esclude le attività agro-silvopastorali dalla disciplina paesaggistica. L'agricoltura non si può mummificare perché il paesaggio odierno che il mondo ci invidia è frutto dell'attività plurisecolare degli agricoltori; non è l'agricoltura che minaccia il paesaggio ma sono le norme che minando l'agricoltura condizionano il paesaggio stesso».

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