Lutto
La Campiglia che fu rinasce nel parco di San Silvestro
Grazie ai fondi europei nello splendido sito gli archeologi realizzano una casa con materiali e tecniche medievali
CAMPIGLIA. Una caratteristica casina medievale costruita secondo le tecniche edilizie dell’epoca per conoscere vita e mestieri della Campiglia che fu.
È quella che è stata realizzata ai piedi della Rocca di San Silvestro, all’interno del Parco archeominerario, grazie al progetto di archeologia sperimentale finanziato dal programma europeo “Accessit”, che mira all’accessibilità, fisica e culturale, del patrimonio storico e naturalistico di un territorio, al fine di renderne più immediata la comprensione.
Il progetto, per un investimento di 37mila euro, ha previsto la parziale riedificazione di un’abitazione in pietra calcarea, su pianta rettangolare, dotata di una porta d’ingresso e di una finestra e con un tetto realizzato in lastre di argillite.
Proprio come le abitazioni del villaggio medievale della Rocca e i cui resti, ancora visibili, sono stati accuratamente analizzati per fare da modello.
«I materiali lapidei necessari per la ricostruzione – spiega l’archeologa Silvia Guideri, direttore della divisione parchi archeologici e musei della Parchi Val di Cornia - sono stati reperiti in loco per essere assolutamente compatibili con quelli ritrovati dagli archeologi durante gli scavi del villaggio. I blocchi di calcare sono stati sbozzati e scalpellinati secondo le tecniche usate nel medioevo dalle maestranze specializzate, tecniche di cui si conserva abbondante traccia nelle strutture dell’abitato».
«La ricerca di punti di approvvigionamento di materiali locali – prosegue – e la sperimentazione di tecniche edilizie tipiche del periodo in cui la Rocca è stata costruita, consentiranno l’acquisizione da parte del personale specializzato di un bagaglio culturale indispensabile per realizzare i futuri interventi di restauro del sito, nell’ambito dei quali si potranno applicare metodologie con caratteristiche prevalentemente non invasive ed interventi preferibilmente dotati di buone caratteristiche di reversibilità nel tempo».
A oggi non esistono in Italia progetti di archeologia sperimentale che permettono di ricostruire in maniera corretta i cicli produttivi legati al mondo dell’edilizia nel Medioevo.
Le nuove e numerose conoscenze conseguite attraverso il lavoro di cantiere sono state quindi importanti per dimensionare tempi, materiali e manodopera necessari per la realizzazione delle architetture di quell’epoca.
«Il progetto ha teso a far superare soprattutto le barriere culturali, derivanti dalla difficoltà di comprensione immediata dell’antico da parte del vasto e variegato pubblico del Parco – sottolinea Guideri - . Il cantiere, grazie alla sua impostazione “in progress”, consente di trasmettere con semplicità e immediatezza concetti complessi legati all’arte del costruire e alle condizioni di vita e lavoro del Medioevo».
E dal punto di vista dell’accessibilità può avere sicuramente sviluppi interessanti come laboratorio tattile per ipovedenti. Inoltre, tra le finalità connesse, c’è anche quella di rendere il cantiere un “laboratorio-scuola” per avvicinare gli studenti alle antiche pratiche artigianali da riscoprire grazie a un’esperienza pratica di mestieri tradizionali che rischiano di scomparire.
E potrebbe essere la sede ideale per l’organizzazione di corsi di didattica e di formazione in archeologia, architettura, restauro di monumenti importanti come la Rocca di San Silvestro, offrendo agli studiosi svariate possibilità di ricerca di tecniche edilizie e di conservazione.
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