Sicurezza
Centrale a carbone, la B&S si sente più forte
Il patron Marini: «Ho molto apprezzato le parole di De Vincenti e Rossi, prosegue positivamente il confronto con Terna e Mise. Presto incontrerò Giuliani»
PIOMBINO. L’incontro di Sajjan Jindal con Matteo Renzi ed Enrico Rossi ha rimesso al centro la questione dell’energia, definita «decisiva» dallo stesso governatore per i progetti su Piombino. Poi, sullo stesso tema è stato il viceministro dello Sviluppo economico, Claudio De Vincenti che lunedì, in un’intervista al Tirreno, ha sostenuto che «il Governo è aperto e disponibile ad affrontare la questione», e che una centrale a carbone a servizio dell’area industriale, «per Piombino sarebbe cosa utile e seria. A prescindere dal tipo di impianti che Jindal vorrà realizzare per produrre acciaio».
Voci che ovviamente rafforzano la convinzione di Andrea Marini, il 45enne patron di B&S Global Energy, la società che punta a realizzare una centrale a carbone nel perimetro dell’ex Lucchini.
Marini peraltro, dall’annuncio del suo progetto nel luglio scorso, non è certo stato con le mani in mano. «Ho molto apprezzato le parole di Claudio De Vincenti e del governatore Enrico Rossi – dice Marini – e del resto stiamo dialogando da tempo col Mise, con riscontri molto positivi sull’impostazione autorizzativa. Ma il dialogo è aperto anche con Terna, disponibile ad assecondare le necessità della centrale potenziando la rete. Del resto proprio i dati di Terna dicono che in Toscana il fabbisogno energetico giornaliero è di 3.100 Mw, la produzione invece è di 1800 Mw, mancano quindi 1.300 Mw all’appello. Perché non li produce Tor del Sale? Semplice, l’impianto è troppo inquinante e il Btz costa molto caro».
Per Marini dunque «il progetto per le sue caratteristiche tecnologicamente innovative è in grado di portare quel saldo ambientale positivo che giustamente chiedono le istituzioni locali, e di dare dare un aiuto alle aziende, penso a Magona e Dalmine ma anche alle piccole imprese, quelle esistenti e quelle che potrebbero essere attratte da un contesto dove il prezzo dell’energia sia davvero competitivo, come solo una centrale a carbone può garantire».
Riguardo a Jindal, e all’ipotesi che la stessa Jsw sia interessata a realizzare in proprio una centrale, il patron di B&S Global Energy si dice convinto «che a Jindal, se è pronto a un grande investimento per l’area a caldo, quel che interessa davvero è avere un costo dell’energia competitivo. E sapere che c’è qualcuno pronto a mettere i soldi per realizzarla rappresenta una grande attrattiva».
Marini si dice scettico anche riguardo all’ipotesi che Jindal sia interessato all’uso del cosiddetto “preridotto” a Piombino, «perché occorrerebbero grandi quantitativi di gas, che costa carissimo, e sul cui prezzo sono convinto il governo non abbia possibilità d’intervento».
Marini puntualizza poi i numeri legati all’operazione: «Per realizzare una centrale da 900 mw - spiega – servono tra i 1000 e i 1500 lavoratori a seconda del tempo fissato come obiettivo per la conclusione dell’intervento, comunque all’incirca 3-4 anni, oltre a 500-600 fra diretti e indotto per l’esercizio. Stiamo lavorando anche sul piano finanziario – prosegue – Serve all’incirca un miliardo, il 20% denaro degli azionisti, il resto in project financing. E posso dire che i contatti con le banche ci danno molta fiducia».
Con tutte queste certezze, Marini ovviamente sa che l’ultima parola (a meno di un referendum) sarà della politica. «Sono convinto che serve il massimo coinvolgimento del territorio – conclude – e per questo conto entro la fine del mese di incontrare il sindaco Massimo Giuliani e il presidente Enrico Rossi».
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