Il Tirreno

«Bene Jindal, ma la strada è ancora lunga»

«Bene Jindal, ma la strada è ancora lunga»

Intervista al viceministro Claudio De Vincenti, intervenuto alla Festa dell’Unità, sulle nuove prospettive dell’area industriale

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L'arrivo di Sajjan Jindal è un fatto positivo, perché il Governo finalmente può confrontarsi con un imprenditore serio e credibile che ha dei progetti interessanti, ma c'è ancora molto da lavorare perché la strada intrapresa porti a una ripresa produttiva e occupazionale dell’area siderurgica piombinese. Questo in sintesi il pensiero sulla situazione della Lucchini del vicemininistro dello Sviluppo economico, Claudio De Vincenti, ospite della serata finale della Festa dell’Unità (con Silvia Velo e Massimo Giuliani), dopo l’incontro a Firenze tra Matteo Renzi e Sajjan Jindal, a cui è seguito quello tra il presidente della società indiana e il governatore Enrico Rossi. De Vincenti, di fronte alla folta platea che ha seguito il dibattito (tanti pensionati, pochi operai), ha spiegato che la decisione di chiudere l’altoforno «è stata dolorosa ma necessaria. Non so cosa avrei dato per evitare lo stop dell’altoforno. Ma la cassa era finita, continuare a bruciare denaro non ci avrebbe dato il tempo necessario per trovare un imprenditore, come poi è accaduto. I soldi pubblici – ha proseguito – non vanno usati per salvare le imprese in perdita, ma per aiutare progetti e imprenditori che rischiano in proprio». Al termine del dibattito, abbiamo rivolto alcune domande al viceministro De Vincenti sulle prospettive dell’area industriale piombinese.

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