Il Tirreno

«Water front, impatto da alleggerire»

«Water front, impatto da alleggerire»

Osservazioni congiunte di Legambiente e Italia Nostra: chiesto più verde e meno cemento. No all’albergo a cinque stelle

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PORTOFERRAIO. «Alleggerire l’impatto sul paesaggio e migliorare l’inserimento delle strutture nello spazio urbano». Sono i due concetti principali che le associazioni ambientaliste Legambiente Arcipelago toscano e Italia Nostra hanno compreso nel pacchetto di osservazioni consegnate in Regione, che sta portando avanti la Via sul nuovo water front di Portoferraio.

Progetto cardine del nuovo fronte mare è la realizzazione del Porto Cantieri, 550 posti barca destinati alla nautica da diporto, 12 ormeggi per i maxi yacht fino a 50 metri, 5.500 metri quadrati di superficie destinati alle attività commerciali e terziarie, 7.500 metri quadri occupati dall'albergo e dalle foresterie, 6.600 metri quadrati per uso residenziale, 1.330 posti auto a servizio delle infrastrutture e 16.900 metri quadrati di verde, sebbene il cuore del progetto sia rappresentato dalle attività produttive e artigianali che occuperanno 13mila metri quadrati di superficie.

Scarsa partecipazione. Gli ambientalisti fanno notare la mancanza di pubblicazione nel sito istituzionale del Comune di Portoferraio degli atti pubblici relativi all’iter del piano. Le due associazioni lamentano lo scarso coinvolgimento e ascolto dei portatori di interesse nella procedura con la quale è stato approvato il Piano strutturale, ma confermano di «condividere in linea di massima la destinazione portuale turistica e il piano industriale dell'area del Porto cantieri».

Le critiche. Gli ambientalisti propongono prescrizioni già avanzate durante il lunghissimo iter del water front. Tra queste chiedono di «armonizzare la realizzazione del porto turistico nel contesto del paesaggio della fascia costiera della rada di Portoferraio circondando a terra lo specchio acqueo del porto turistico con una barriera continua di alberatura sempreverde che copra per quanto possibile anche gli incoerenti capannoni industriali che saranno realizzati a fianco di quello della cementeria». La filosofia è chiara: dal mare non si dovrebbero vedere costruzioni industriali o residenziali.

Area verde. Per sopperire alla carenza di verde pubblico della città di Portoferraio, in cui l'unico giardino è quello delle Ghiaie, Legambiente e Italia Nostra chiedono «la realizzazione di un’area a verde pubblico tra le banchine del porto turistico e viale Teseo Tesei eliminando in quell'area - che tra l'altro dovrebbe essere sottoposta anche a probabili bonifiche, in particolare nella zona attualmente occupata dal deposito costiero di carburanti da trasferire assolutamente - i volumi previsti per le residenze private distribuite o prevedendo il loro eventuale spostamento nel corpo di fabbrica destinato all'irrealizzabile e diseconomico albergo 5 stelle».

Ponti pedonali e navette. «Collegare il porto turistico nel contesto urbano della fascia costiera della rada di Portoferraio ricostruendo con due ponti pedonali ciclabili sul fosso della Madonnina i percorsi costieri adiacenti alla laguna costiera delle Saline di San Giovanni per collegare la città di Portoferraio con le frazioni che si affacciano sulla Rada». È la proposta delle associazioni per migliorare il dialogo tra il nuovo fronte mare e la città.

E per evitare un ulteriore inasprimento del traffico urbano le associazioni richiedono di prevedere come prioritari «i punti d'attracco anche in questa zona di navette per il collegamento marino nella rada di Portoferraio: dalla Darsena al Porto Cantieri, San Giovanni, Magazzini e Bagnaia».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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