Il Tirreno

Il Comune prende tempo per sciogliere il rebus cdr

di Alessandro De Gregorio

Impianto mai attivato: chiesta una proroga, la Regione invitata a un incontro L’ordine del giorno votato all’unanimità, ma sembra più una tregua armata

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PIOMBINO. Alla fine un ordine del giorno è stato votato all’unanimità. Quello sul caso cdr, l’impianto per trarre combustibile dai rifiuti, realizzato con fondi europei e mai entrato in funzione.

Nodi al pettine. Un impianto per il quale la Regione aveva posto un ultimatum: accenderlo entro il 15 oppure restituire i soldi dell’investimento (quattro milioni circa). Rimanda te che rimando io, dopo sette anni ora questo nodo è venuto al pettine. Ed è un nodo complicato da sciogliere.

Per arrivare a una sintesi tra maggioranza e opposizioni, il consiglio comunale di ieri mattina è stato sospeso in modo da consentire una rapida riunione dei capigruppo.

Il documento. Alla fine l’unanimità è stata trovata: «Il consiglio comunale di Piombino - si legge nel documento - di fronte alla data di scadenza del 15 settembre 2014 che impone la messa in esercizio dell'impianto Cdr di Ischia di Crociano chiede una proroga di tale termine ritenendo doveroso e indispensabile valutare l’opportunità di proseguire su una strada che fino a oggi non ha trovato esito, e di trovare, nell’interesse della comunità e nel rispetto della normativa europea e regionale, una soluzione congrua. A questo scopo si impegna a intraprendere un percorso che avrà il suo momento inaugurale in un consiglio comunale dedicato nel quale saranno invitate a intervenire le parti in causa».

E’ stato l’unico punto di convergenza che si è registrato in consiglio.

Anche la riduzione degli aumenti Tari (la nuova tassa sui rifiuti) operata in corsa tra un paio di riunioni della seconda commissione, è stata approvata ma con i soli voti della maggioranza, l’astensione di Riccardo Gelichi (Ascolta Piombino) e il no di Movimento cinque stelle, Forza Italia, Rifondazione comunista, Un’altra Piombino.

Tregua armata. Anche l’unanimità sul cdr è stata però come una tregua armata: ora bisogna vedere cosa deciderà la Regione, se e come verrà risolto il problema.

In termini di costi, accendere l’impianto di Ischia o restituire quattro milioni di euro significa in entrambi i casi appesantire le bollette. E non sembra il momento adatto per una città alle prese con una crisi spaventosa.

Timori ambientali. C’è poi già chi, proprio mentre si è riaccesa la polemica sulle centrali a carbone, teme di veder spuntare all’orizzonte pure un termovalorizzatore da accoppiare all’impianto di Ischia, in modo da accorciare la filiera.

Ma c’è anche chi chiede di ridurre i costi dell’Asiu. In altre parole, le teste degli attuali dirigenti.

Murzi furibondo. Suggerimenti in tal senso sono partiti dai banchi della minoranza. E le risposte dell’assessore Lido Francini, di Ilvio Camberini (Pd) e di Marco Mosci (Sinistra per Piombino) non sono bastate a Fulvio Murzi. Il presidente dell’Asiu, presente in aula, ha infatti abbandonato furibondo la sala consiliare: «Dire che gli adeguamenti tariffari dipendono e derivano dall’eccessivo numero dei dirigenti è un’affermazione generata da incompetenza, malafede o non conoscenza del numero esatto - si è sfogato Murzi - Sono tre dirigenti in un’azienda di circa 130 dipendenti. Sostenere che una causa dell’incremento tariffario (limitato, ma pur sempre negativo) deriva dai 4 milioni che la Regione ci richiede per la mancata messa in marcia del cdr, quando si parla delle tariffe 2014, mentre il cdr si riferisce al 2015, come possiamo catalogarlo? Fra l’altro con un confronto ancora da esaurire».

«Bugie e mezze verità». «Una variabile poi del dire il falso è dire mezze verità quando sono positive per l’azienda e per i cittadini - ha aggiunto Murzi - Pagare un servizio meno di tutti gli altri abitanti della Toscana è cosa da dire solo sottovoce, perché troppo gratificante? Al tempo stesso: non è questo un attestato di buon governo, di ricerca di ottimizzazione nell’interesse generale? E sempre su questo versante: l’aver dovuto eliminare il riconoscimento al comune di Piombino di circa un milione e mezzo come contributo ambientale visto la sede della discarica, ma essere riusciti a tagliare pari importo dalle spese per non trasferire disagio sui cittadini, si pensa sia stata cosa semplice, adoperando chiacchiere e non analisi e approfondimenti?».

«E ancora venendo all’oggi - ha proseguito Murzi - il fatto che il provvedimento datato 1 settembre 2014 circa il trattamento del rifiuto, indifferenziato e organico, vede Asiu come una delle pochissime realtà escluse dai provvedimenti imposti dalla Regione (con conseguente aggravio di spese per quei cittadini ) è solo fortuna o un po’ di ricerca di programmazione la vogliamo riconoscere?.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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