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Da un’idea la Val di Cornia in tutto il mondo

Da un’idea la Val di Cornia in tutto il mondo

Vino e turismo: ecco la “Fufluns” di Filippo Magnani. I suoi tour fra le aziende attirano americani, russi, brasiliani anche cinesi

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di Francesca Barone

SUVERETO. Viaggiare, partire alla scoperta di luoghi lontani, di tradizioni, di nuove culture. E poi tornare al punto di partenza, più ricchi e consapevoli dell'importanza delle proprie radici, della bellezza del luogo da dove il viaggio è iniziato. E da lì intraprendere una nuova avventura. Nessun zaino in spalla, ma solo follia, curiosità e determinazione. È così che ha avuto inizio il “viaggio” di Filippo Magnani. Suveretano fino al midollo, Filippo, oggi 41enne, nel 1999 ha aperto la prima agenzia, in Toscana, di tours enogastronomici: Fufluns Wine & Gourmet Tours in Tuscany. Questo il nome, in omaggio al dio etrusco della vite. La sede dell'agenzia si trova nel cuore di Suvereto, dove un tempo c'era il vecchio forno del paese. Lì, grazie alla preziosa collaborazione della sua assistente Schilla, pianifica, ai suoi clienti stranieri, originali tours all'insegna del gusto e delle tradizioni toscane.

Nasce l’idea. L'idea è nata e ha preso corpo durante i numerosi viaggi di Filippo. Diploma da ragioniere, laurea a Firenze in economia e gestione dei servizi turistici, e nel frattempo esperienze lavorative in villaggi e alberghi. Nel 1996, a 23 anni, vola in America, a Seattle in cerca di un lavoro. «Durante un weekend – ricorda Filippo – degli amici americani mi portarono nella Napa Valley, la regione più importante degli Usa a livello vinicolo. Già in quegli anni lì il turismo del vino era sviluppato. Era già possibile visitare le cantine con il trenino, la bicicletta o la limousine». Tornato dall'America, Filippo parte per la Germania. È durante gli anni a Monaco che fa i primi passi verso l'enogastronomia. «Già prima di partire – racconta – avevo iniziato a sentire parlare di alcune cantine in Val di Cornia che accoglievano per le prime volte i turisti che in estate soggiornavano in zona. Allora avevo collegato l'esperienza in Napa Valley a quello che potenzialmente poteva nascere qui. L'idea si è fatta ancora più concreta durante il soggiorno in Germania. Lavoravo in una piccola enoteca italiana nel centro di Monaco. Lì, per la prima volta all'estero, ho sentito parlare di alcuni vini di Suvereto, perché dei clienti avevano scoperto queste realtà della costa toscana». Siamo tra il 1998 e il 1999. «Ho allora iniziato a documentarmi, a cercare le poche informazioni disponibili sul turismo del vino in Italia, scoprendo, tra l'altro, che i primi eventi basati sul turismo del vino avvenivano proprio in Toscana. Così ho contattato Donatella Cinelli Colombini, presidente onorario del Movimento turismo del vino, e Magda Antonioli Cornigliano, docente alla Bocconi: due figure fondamentali».

Vino e turismo. Nel dicembre 1999 Filippo lascia la Germania e torna in Italia con un obiettivo: fare del turismo del vino il suo core businnes. «Ho partecipato al concorso della Bic Toscana e ho vinto un contributo di 3 milioni di lire come giovane disoccupato. Ho poi richiesto, tramite Toscana Fidi, un fido utilizzando la legge sull'imprenditoria giovanile. E infine, ho sostenuto con successo l'esame di direttore tecnico di agenzia. Ho poi predisposto l'ufficio, creato una pagina web e ideato dei depliant di presentazione. Tutto in quattro mesi. Il primo aprile 2000 ho aperto la mia attività. Avevo 27 anni». «Sono stato uno dei primi in Italia a credere nello sviluppo del turismo enogastronomico come nicchia di mercato a sé stante e a costruire un'agenzia di viaggio specializzata in questo settore – dice con soddisfazione –. Chi a quel tempo organizzava questi tipi di tour erano agenzie straniere, le stesse che ora si appoggiano a me. Oggi sono uno dei pochi che vive e guadagna solo con il turismo enogastronomico».

Decisiva Suvereto. Il successo della sua attività Filippo lo deva anche ai suoi compaesani. «Devo ringraziare le aziende vinicole di Suvereto, perché sono state loro le prime che mi hanno dato credito e che mi hanno dato l'opportunità, quasi per gioco, di intraprendere questa attività. All'inizio i miei clienti non erano certo turisti enogastronomici, ma persone in vacanza nel nostro territorio. Alle strutture ricettive delle provincie di Livorno e Grosseto ho iniziato a proporre escursioni di mezza giornata. Partivo con la mia Alfa Romeo e caricavo i miei clienti accompagnandoli nelle cantine. Facevo pagare 30mila lire a persona per una degustazione di olio e una di vino nelle aziende di Suvereto. I primi tre anni sono stati difficili».

Investimento su se stesso. Ma Filippo non si è scoraggiato. Personaggio un po' sopra le righe, folle, solare, goliardico ed egocentrico, nei primi anni della sua attività ha deciso di fare l'investimento più importante, quello su se stesso: «Mi sono impegnato nel conoscere il territorio toscano, i prodotti enogastronomici e le persone che ci vivono e ci lavorano. Dall'altra parte, però, mi sono dedicato anche ad una conoscenza turistica vocata alla globalizzazione, per farmi pubblicità all'estero». Le radici da una parte e la propensione al viaggio e alla scoperta: «Dicotomia che ha fatto il successo della mia attività».

Da tutto il mondo. Americani, inglesi, nordeuropei, brasiliani, messicani, cinesi, russi. Sono questi i clienti di Fufluns. E non chiamateli turisti. «Mi piace chiamarli viaggiatori perché chi si sposta per un tour enogastronomico è una persona che ha una cultura medio alta, è curioso e vede il territorio che lo ospita come una terra da conoscere e scoprire, anche nei suoi prodotti. L'Italia oggi è conosciuta in tutto il mondo anche per la sua cultura enogastronomica». I clienti di Filippo sono: la categoria leisure, cioè chi ama viaggiare per degustare i prodotti e conoscere le peculiarità dei territori e i professionisti del settore (importatori, ristoratori, sommelier, giornalisti, enotecari). Per loro organizza tour enogastronomici in tutta la Toscana. «Quello che per me non deve mai mancare è l'originalità. Cerco sempre di mettere i miei clienti in contatto con la comunità del luogo. Per questo spesso organizzo l'accoglienza a Suvereto. Nel chiostro offriamo un aperitivo, con prodotti freschi stagionali, presentato dalle massaie del paese, accompagnato da una piccola parentesi musicale e, a sorpresa, dagli sbandieratori. Qualche volta metto in programma, a loro, insaputa, anche una visita al circolino di Suvereto, li mando nei mercati settimanali in Val di Cornia, o organizzo corsi di cucina. Voglio che i miei clienti visitino la Toscana non come turisti ma come toscani».

Grandi potenzialità. Filippo ama profondamente la sua terra e riconosce nella Val di Cornia grandi potenzialità di sviluppo. «Purtroppo – si rammarica – qui manca la consapevolezza della bellezza e della forza attrattiva di questo territorio. Enogastronomia, agricoltura, mare, natura, storia, e soprattutto qualità della vita. Su questi cardini possiamo creare un punto di forza importante, un’immagine nuova della nostra zona. Sono aspetti che si stanno perdendo nel mondo globalizzato, ma sono ciò che i viaggiatori ricercano. Dobbiamo renderci conto dell'unicità di questo territorio e mantenerla. È necessario pianificare un'azione economica, sviluppare un bacino enogastronomico, che comprenda vino, olio, miele, formaggio, ortofrutta, ittica, erbe officinali, e investire su un turismo consapevole, sostenibile, green».

Il porto è decisivo. «E poi guardare al porto di Piombino, che a mio avviso dovrebbe essere collegato con tutto l'arcipelago toscano. Un aspetto trascurato è anche il turismo crocieristico che nella nostra zona stenta a decollare, perché la maggior parte dei turisti, una volta sbarcata a Livorno, va a Firenze, Siena, Pisa. Gli unici croceristi arrivati in Val di Cornia l'ho portati io, andandoli a prendere al porto di Livorno». Nel 1999 Filippo, era uno scapolo convinto, aveva 27 anni e un'idea. Oggi Filippo ha 41 anni, una moglie, tre figli, le passioni immutate per il windsurf, lo sci e il ballo, ma soprattutto un'attività economicamente proficua, che ama e che lo ha fatto conoscere in mezzo mondo. «Quindici anni fa ho iniziato questa avventura con una missione – dice sorridendo – diventare uno dei migliori soggetti del turismo enogastronomico in Italia. Allora il cammino era infinito. Oggi credo di aver imboccato la strada giusta».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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