Il Tirreno

Cdr, e ora la Regione dà l’ultimatum

di Alessandro De Gregorio
Cdr, e ora la Regione dà l’ultimatum

Un impianto costruito con soldi Ue e mai entrato in funzione: entro il 15 Asiu deve accenderlo o pagare 4 milioni

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PIOMBINO. Un impianto per trasformare i rifiuti in barrette di combustibile (cdr), costato tre milioni, terminato sette anni fa e mai entrato in funzione.

Ora la Regione ha dato l’ultimatum: o l’Asiu accende quell’impianto entro il 15 settembre, oppure l’azienda municipalizzata dovrà restituire i soldi, che tra finanziamenti e quote di ammortamento sfiorano i 4 milioni di euro. E sia che l’azienda paghi, sia che accenda l’impianto, le bollette ne risentiranno.

Una situazione paradossale: l’impianto lo si è prima voluto, annunciato come necessario, poi si sono ottenuti i contributi europei, infine lo si è costruito. E soltanto allora si è scoperto che non era conveniente per le tasche dei cittadini. Possibile?

L’attuale presidente dell’Asiu, Fulvio Murzi, ne aveva parlato anche la settimana scorsa durante i lavori della seconda commissione, a margine (ma mica tanto a margine) degli aumenti delle tariffe Tari. Aumenti che sembrerebbero rientrati (vedi articolo a fianco) ma che sarebbero solo uno dei problemi.

Di un impianto di cdr si cominciò a parlare nel 2002, quando si decise che sarebbe stato utile ridurre il numero delle discariche frazionando ulteriormente i rifiuti tramite anche la produzione di combustibile solido derivato. Cioè di quelle barrette che si ottengono selezionando la frazione secca dei rifiuti urbani (carta, plastica, stracci, legno) e che poi si utilizzano nei cogeneratori per produrre energia elettrica.

Attraverso la Regione, Asiu ottenne un contributo dell’Unione europea pari a un milione e 650mila euro, praticamente la metà del costo dell’impianto (tre milioni e mezzo).

L’iter si concluse a cavallo tra il 2006 e il 2007 con la costruzione, la registrazione e il pagamento dell’impianto realizzato a Ischia di Crociano, nel capannone accanto a quelli dove già venivano lavorati i rifiuti urbani.

A regime, questo impianto avrebbe dovuto trasformare dalle 18 alle 20 tonnellate di rifiuti all’ora. Rifiuti che dunque, anziché finire in discarica, sarebbero stati utilizzati altrove per produrre energia. Altrove dove? A Livorno, secondo le intenzioni dell’epoca.

Alla fine del 2006 Fulvio Murzi venne nominato presidente Asiu al posto di Lorenzo Banti.

«Uno dei primi impegni - racconta Murzi - fu partecipate proprio a una riunione a Livorno per parlare del conferimento del cdr. Solo che il cdr ha un potere calorico elevato e non andava bene un impianto a griglia come quello livornese, era inadeguato, ci voleva un termovalorizzatore vero».

E così l’impianto di Ischia restò spento. Intanto i funzionari della Regione spingevano, sollecitavano, mentre a Piombino si cominciava a prendere in considerazione il cogeneratore di Scarlino. Altro tempo è passato e l’impianto non è mai entrato in funzione.

I motivi secondo Murzi sono tre: «E’ un impianto che consuma molta energia, produce un aumento dei costi e apre una discussione, anzi una spaccatura, sugli inceneritori. Ho valutato anche l’ipotesi di prendere rifiuti per conto terzi, trattarli a Ischia e conferirli a Scarlino. Ma l’equilibrio economico non ci sarebbe lo stesso. Di fatto, ho cercato di rimandare il più possibile il problema perché non si possono aumentare del 7-8% le bollette senza produrre vantaggi alla gente. Ho chiesto più volte una riflessione alla Regione ma mi è stato sempre risposto picche. Ora è arrivato questo ultimatum: accendere l’impianto entro il 15 settembre, oppure restituire i soldi. Sono circa quattro milioni di euro, somma comprensiva delle quote di ammortamento».

Accendere l’impianto o pagare quattro milioni significano la stessa cosa: aumentare le bollette del prossimo anno.

Il problema è stato posto in seconda commissione. E la commissione si riunirà anche domani, in vista del consiglio comunale di giovedì. L’idea, sostenuta dalla maggioranza, è quella di convincere le minoranze a votare all’unanimità un ordine del giorno in cui si chiede alla Regione di sospendere questo ultimatum, prorogando di qualche mese la scadenza e avviando un confronto. Ma non sarà facile neanche ottenere l’unanimità. Giovanni Sironi, di Forza Italia, lo ha già fatto capire sia all’ultima riunione che successivamente: «Stiamo pagando gli errori del passato, ora basta» dice Sironi.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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