Sicurezza
Nuovo sciopero della fame per Francini
Domani e domenica l’operaio sarà alla rotonda davanti alla Sol: «Chi non lotta ha già perso»
PIOMBINO. «L’estate è quasi terminata e la situazione dello stabilimento Lucchini di Piombino è sempre più drammatica. Dopo lo spegnimento dell’altoforno, avvenuto nell’aprile scorso, adesso si è fermata anche la cokeria». Comincia così la lettera che Paolo Francini, operaio della Lucchini, ha indirizzato ieri alla presidenza del consiglio di ministri, al presidente della Regione Enrico Rossi e al segretario nazionale della Fiom, in cui annuncia un nuovo sciopero della fame per sensibilizzare le istituzioni sulla vicenda dello stabilimento.
«Io sono solo un lavoratore (iscritto alla Fiom) di 54 anni che dal 1980 lavora nella fabbrica di Piombino - scrive Francini - Non ho altro modo di esprimere la necessità di riprendere la lotta per i nostri diritti e per il lavoro, se non quello di mettermi in gioco personalmente. Per cui dalle 8 di sabato alle 8 di lunedì sarò all’ingresso della città di Piombino, nell’aiuola pubblica davanti alla Sol, facendo lo sciopero della fame. Sarà banale, ma è vero: chi lotta può perdere, ma chi non lotta ha già perso! E se si perde questa volta, lasceremo alle nuove generazioni un futuro di miseria e disperazione».
«Nessuna delle promesse del Governo è stata mantenuta - aggiunge nella lettera Francini - l'impegno a non spegnere l’altoforno, l’arrivo della Concordia a Piombino e lo stesso Accordo di programma appare di difficile e lunga applicazione. Forse addirittura una grande scatola vuota. Fin troppo facile constatare che Piombino e i suoi lavoratori sono stati traditi e abbandonati, senza scrupoli. Anche la proposta di acquisto dello stabilimento da parte del gruppo indiano (ammesso che vada in porto) non può essere la soluzione definitiva, in quanto assicurerebbe il rientro in fabbrica solo a 700 persone, riassunte probabilmente dietro una rigida selezione che una volta si definiva padronale, con diritti e salari da terzo mondo. Non è accettabile una soluzione per alcuni, mentre altri restano nell’incertezza; così scateneremmo solo una guerra fra poveri».
«L’unico percorso condivisibile - conclude Francini - è quello che assicura lavoro stabile, con la salvaguardia dei diritti acquisiti per tutti, lavoratori diretti e dell' indotto. Questo si può ottenere in un solo modo: tornando a produrre acciaio allo stabilimento di Piombino. Se per questo occorre che lo Stato riacquisisca, anche solo in parte, la fabbrica, si pretenda che lo Stato lo faccia, con forte determinazione».
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