Il Tirreno

Bandiera rossa, ma in tre rischiano di annegare

di Francesca Lenzi
Bandiera rossa, ma in tre rischiano di annegare

Costa Est nei pressi del Pappa Beach, immediato l’intervento di due bagnini. Nei guai un giovane, poi il padre e un altro bagnante che lo volevano aiutare

3 MINUTI DI LETTURA





PIOMBINO. Tre persone salvate in mare da una coppia di bagnini.

È accaduto mercoledì pomeriggio sulla Costa Est all’altezza dello stabilimento balneare del Pappasole, Pappa Beach.

Sono le 17,45 e la bandiera rossa che sventola sin dalla mattina a causa del forte scirocco continua a scoraggiare chiunque abbia voglia di farsi un bagno.

Almeno questa dovrebbe essere l’intenzione di un segnale universalmente usato per indicare un concreto pericolo di balneazione.

Tra coloro che non si fanno tuttavia sgomentare dalla bandiera rossa anche un ragazzo disabile mentalmente che comincia a nuotare sempre più verso il largo, seguito dall’accompagnatore. Così tanto lontano dalla riva che a un certo punto, complice il forte vento, la persona insieme al giovane, spaventato dalla corrente, torna verso la spiaggia, lasciando solo il ragazzo.

Nello stesso momento il padre del disabile, resosi conto del pericolo, parte in direzione del figlio, ma la situazione presto degenera, tanto da richiedere l’intervento dei due bagnini del Consorzio balneare (coordinati da Larysa Belinska), presenti in quel tratto di spiaggia.

«Era tutto il giorno che sventolava la bandiera rossa, ma la gente entrava in acqua lo stesso – racconta Serena Cubicciotti, 25enne piombinese, al primo anno di esperienza come assistente bagnante – Con il passare delle ore lo scirocco si era calmato un po’, ma neanche troppo. Mi trovavo alla torretta 25, quando Martin Balint, il collega presente alla postazione precedente mi chiama con la radio».

Balint, bagnino esperto, chiede la collaborazione della compagna di lavoro per risolvere rapidamente una circostanza che inizia a farsi preoccupante.

Il ragazzo disabile, infatti, è ormai 200 metri lontano dalla riva, con il padre che tenta senza successo di raggiungerlo; nel frattempo un altro bagnante, entrato in acqua per aiutare i due, sta rischiando a sua volta di annegare.

«Mentre stavo raggiungendo il collega ho notato una donna su un gonfiabile che richiamava con le mani la mia attenzione – spiega Serena – Ho guardato in mare e mi sono buttata in direzione del ragazzo». Allo stesso tempo anche i responsabili dello stabilimento balneare sono entrati in acqua con il pattino, agevolando così la manovra di recupero.

«Ma il ragazzo non voleva salirci, perciò è stato riportato a riva facendolo aggrappare al salvagente – racconta Serena – Sono poi andata ad aiutare Martin con il padre del giovane e con l’altro signore che da soccorritore si era trasformato in vittima da aiutare».

Tanta paura ma nessuna conseguenza per i tre sventurati bagnanti.

«A dire il vero il ragazzo, proprio per la sua disabilità, ha preso la cosa come un gioco senza aver realizzato il pericolo corso – afferma Serena – Interventi come questi fanno capire quanto sia importante il nostro lavoro, impegnativo ma anche fonte di enormi soddisfazioni. È il mio primo anno come bagnina, ma il corso che abbiamo tenuto per l’abilitazione mi ha dato le basi giuste per essere pronta a tutto».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Lutto

Addio a Fabio Vantaggiato, direttore generale di Gesam Reti

di Redazione Lucca