Il Tirreno

Il primo telegrafo ottico in cima all’acropoli etrusca

di Cecilia Cecchi
Il primo telegrafo ottico in cima all’acropoli etrusca

Non erano i resti di un mulino a vento e di una stazione radio tra le due guerre Le ricerche di Gianpiero Vaccaro ci hanno portato all’Ottocento e a Napoleone

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PIOMBINO. Storia nella storia: dunque Napoleone “dentro” gli Etruschi. Questo perché proprio a Populonia, in cima all’acropoli, c’è quel che resta della torre per il telegrafo ottico dei fratelli Chappe in attività durante l’Impero più un secondo rudere, cioè la casetta utilizzata dagli allora telegrafisti.

La scoperta è di Gianpiero Vaccaro (35 anni, formazione Iti Piombino, lavoro al porto industriale Lucchini) appassionato di storia da sempre e di quella del suo territorio di più.

«Dedicandomi da tempo al periodo che va dalla Prima alla Seconda guerra mondiale tra Elba e Piombino - racconta Vaccaro - mi avevano incuriosito alcuni accenni riguardanti questo Poggio Telegrafo a Populonia, che sembrava indicare una stazione radio moderna tra le due guerre mondiali. Però ho trovato documenti definitivi, al riguardo, nell’archivio dell’ufficio storico della Marina militare a Roma dove si specificava chiaramente che qui non c’era nessuna stazione radio, ma solo una vedetta sull’odierna torre del Castello di Populonia».

Curiosità crescente «legata soprattutto - ricorda Vaccaro - ai due manufatti: una mezza torre e una piccola casa diroccata sopra la Villa delle Logge, all’interno del parco archeologico di Populonia. Si tratta dei ruderi che vengono indicati come un mulino e una stazione radio tra le due guerre mondiali anche dagli storici locali».

«Una funzione che però - prosegue Vaccaro - non mi veniva confermata dalle carte. Da considerare che già da documenti più antichi, quelli doganali del 1821 dal Catasto leopoldino che si trovano a Firenze ma in copia anche nel nostro Archivio storico a Piombino, l’area veniva definita come Poggio Telegrafo. Non tornavano troppe cose».

Dunque una ricerca sulla telegrafia antica: «Già - conferma Vaccaro - il telegrafo elettrico, come lo conosciamo noi, è stato inventato ed è entrato in esercizio a metà Ottocento, intorno al 1846, comunque più tardi rispetto a quando l’area veniva indicata come Poggio Telegrafo. E mi sono reso conto che a Piombino c’è pure un altro poggio con indicazione di telegrafo, a Montevento dove ora sorge la stazione semaforica (in cima alla Tolla, ndr) e in più, davanti a questo, addirittura veniva indicata la “casa dello specchio”, ovvero un sistema a specchi ancora più antico... ma in qualche modo già ricordato nel 1821 scomparendo in seguito».

Allora? «Avevo questi due termini scaturiti dalla ricerca sulla telegrafia - risponde Vaccaro - E c’era pure un telegrafo ottico inventato in Francia e introdotto nel 1792 da Claude Chappe, un religioso che per comunicare coi suoi confratelli alla distanza di 5 chilometri utilizzava questo sistema empirico in piena rivoluzione francese. Invenzione geniale che Chappe donò alla Convenzione nazionale e che Napoleone adottò trasformandolo in un punto di forza per l'Impero».

«Basti pensare - prosegue Vaccaro - che per far arrivare un messaggio da Parigi alla costa invece di settimane, col cambio dei cavalli, bastavano 12 minuti... Tant’è che è stata una delle strategie a lungo vincenti nelle battaglie dove Napoleone curava la logistica. All’Elba indicazioni c’erano, da noi no - ricorda Vaccaro - Però se ne trovano tracce pure nei viaggi di George Dennis, diplomatico e archeologo inglese, appassionato di antiquariato che è a Populonia a inizio Ottocento quando descrive qui un telegrafo costruito da Napoleone dietro le Villa delle Logge».

«Sempre grazie alle carte leopoldine - specifica Vaccaro - mi sono accorto che le distanze tra le stazioni dovevano essere tra i 6 e 12 chilometri, visibili l’una con l’altra. Ma dalla Tolla non si vede Populonia, dunque è naturale che ce ne fosse un’altra. Insieme alla responsabile dell’Archivio storico, Marisa Giachi, comparando le carte in triangolazione, l’abbiamo individuata su un cucuzzolo che sorgeva in mezzo al Padule di Piombino, l’odierna Montegemoli».

«Sto battendo la macchia - conclude Vaccaro - per trovare resti di costruzioni dove ora ci sono i ripetitori per la telefonia. Così da Populonia a Montegemoli, da qui a Piombino, un sistema territoriale quasi chiuso ma connesso con Montegrosso, la stazione elbana più vicina che guarda verso Populonia a meno di 12 km. Sono a caccia di contatti e ulteriori riferimenti sia con l’Argentario che sulla costa livornese». Passione per la storia, la ricerca continua.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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